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Pakistan, carica polizia su sostenitori Bhutto

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Precipita ancora di più la crisi politico-istituzionale in Pakistan. La polizia pakistana è intervenuta circa mezz'ora fa davanti al parlamento di Islamabad per disperdere una manifestazione di protesta organizzata dai sostenitori dell'ex premier, Benazir Bhutto.

Secondo quanto riferisce l'inviato della tv araba “Al-Jazeera”, gli agenti hanno fatto ricorso ai manganelli e  lanciato gas lacrimogeni contro i manifestanti che chiedevano la fine dello stato d'emergenza imposto la scorsa settimana dal presidente Pervez Musharraf.

Pochi minuti prima la stessa Bhutto, che aveva preferito mantenere finora un profilo basso, aveva apertamente sfidato il regime sollecitando i connazionali a inscenare dimostrazioni di piazza in tutto il Paese per rispondere a Musharraf.

La polizia aveva già avvertito che avrebbe impedito il raduno giacché, proprio in forza dello stato di emergenza, simili iniziative sono assolutamente proibite. L'ex premier, rientrata in patria solo il mese scorso dopo oltre otto anni di esilio volontario, ha nondimeno incoraggiato i seguaci a non demordere.

"Mi appello al popolo del Pakistan affinché si faccia avanti!", ha dichiarato Bhutto nel corso di una conferenza stampa, indetta dopo una riunione con altri esponenti dell'opposizione. "Questa è una battaglia per lo stato di diritto. Siamo sotto attacco!".

Circa duecento attivisti del suo Ppp, il Partito Popolare del Pakistan, erano scesi in strada al grido: "Niente legge marziale!". I dimostranti hanno tentato di raggiungere la sede del Parlamento, ma a quel punto sono stati caricati dagli agenti in assetto anti-sommossa, che hanno impiegato i gas, quindi hanno percosso i sostenitori dell'ex primo ministro; almeno tre militanti del Ppp sono stati costretti a salire sui furgoni cellulari e trascinati via.

"Quanta gente possono mettere dietro le sbarre?", ha indirettamente replicato Bhutto.
"Ne mobiliteremo tanta che non avranno carceri a sufficienza".

Il governo nel frattempo cerca di evitare il peggio, e il premier in carica Shaukat Aziz ha annunciato che sarà decisa il 14 novembre la data precisa delle elezioni parlamentari, in linea di massima già fissate per l'inizio di gennaio.

Inoltre ha ipotizzato che lo stato di emergenza sia revocato entro due o tre settimane Chaudhry Shujaat Hussain, leader della Lega Musulmana del Pakistan, il partito facente capo a Musharraf.
Il presidente pakistano è costretto a muoversi con cautela, perchè persino i suoi alleati più solidi lo stanno isolando.

 La Gran Bretagna ha sollecitato le autorità di Islamabad a precisare il giorno del voto, mentre il segretario di Stato americano Condoleezza Rice, oltre a criticare Musharraf in pubblico, due giorni fa gli ha telefonato di persona. Non si sa che cosa gli abbia detto, ma immaginarlo è agevole: fonti governative pakistane in via riservata hanno deplorato la "malaugurata" interferenza Usa negli affari interni.  

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