Pakistan, rifugiati afghani rifiutano il rimpatrio
13 Settembre 2007
di Redazione
La sempre maggiore insicurezza in Afghanistan spinge gli oltre
due milioni di afghani rifugiati in Pakistan a rifiutare il rimpatrio.
“No, non voglio andare. Là non c’è pace. Non c’è sicurezza”,
ha detto ad esempio il 26enne Ghayassudin, un rifugiato che lavora come
tassista a Peshawar, il capoluogo della Provincia della frontiera
nordoccidentale (Nwfp), che ospita la maggior parte degli afghani che ha abbandonato
il proprio Paese.
“Sono arrivato qui quando ero bambino e il Pakistan è la mia
patria”, ha raccontato invece all’agenzia di stampa delle Nazioni Unite ‘Irin’
il 36enne Raqibullah, arrivato in Pakistan all’epoca dell’invasione sovietica.
Infatti secondo un recente rapporto dell’Alto commissariato
dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) e del governo pakistano, dei 2,15 milioni di
afghani che vivono in Pakistan, l’82 per cento non intende fare rientro nel
proprio Paese nel prossimo futuro. Per il 42 per cento dei rifugiati l’Afghanistan
non è un Paese sicuro, mentre il 30 per cento sottolinea come nella propria
patria non abbia una casa.
“Al momento le preoccupazioni principali sono gli sviluppi
della situazione della sicurezza nelle zone di Helmand, Kandahar e Ghazni”, ha
spiegato Maryann Maguire, portavoce dell’Unhcr, riferendosi a quelle aree in
cui si registra una forte attività dei Talebani.
