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Pakistan. Uccisi 2 cristiani, erano stati arrestati per blasfemia

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Due cittadini pakistani di fede cristiana, accusati di blasfemia nei confronti del profeta Maometto, sono stati uccisi nella città di Faisalabad, nell'est del Paese, da presunti estremisti musulmani poi sfuggiti alla cattura. È quanto riferisce il sito web del quotidiano Pakistan Christian Post, secondo il quale i due uomini, che si trovavano in carcere da circa un mese per blasfemia, sono stati vittima di un agguato all'uscita da un tribunale di Faisalabad, dove erano stati portati per una deposizione.

Secondo il quotidiano, nell'attacco è rimasto ferito anche uno degli agenti che avrebbero dovuto prendere in consegna i due cristiani per riportarli nel carcere della città. Le vittime dell'agguato erano state arrestate con l'accusa di aver diffuso volantini giudicati offensivi nei confronti di Maometto. Forti polemiche solleva da tempo la legge contro la blasfemia in Pakistan. Nel suo ultimo rapporto sulla libertà di religione nel Paese asiatico, il Dipartimento di Stato Usa ha sottolineato che la legge è spesso utilizzata dalle autorità per discriminare le minoranze religiose.

Da giorni la comunità musulmana di Faisalabad, aizzata dagli imam, manifestava chiedendo la condanna a morte dei due fratelli, Rashid Emmanuel e Sajid Masih Emmanuel. Lo riporta Asianews che aggiunge, citando fonti locali, che la polizia stava per scagionare i due dall'accusa di blasfemia perchè all'esame grafologico le firme sui volantini non coincidevano con la grafie dei due fratelli. Shahbaz Bhatti, Ministro per le minoranze di fede cattolica, parla di false accuse contro i cristiani, fabbricate ad arte da persone che nutrivano rancori personali verso i due fratelli, uno dei quali era un pastore protestante. Anche la famiglia professa la loro innocenza.

Peter Jacob, segretario esecutivo della Commissione nazionale di Giustizia e Pace della Chiesa cattolica (Ncjp), condanna senza mezzi termini l'omicidio dei due fratelli, "a giudizio per un presunto caso di blasfemia" e rinnova l'appello perché il governo abroghi la legge. L'attivista sottolinea lo stato di "profonda preoccupazione" per la comunità cristiana pakistana e stigmatizza "l'apatia" dell'esecutivo nel punire gli abusi legati alla blasfemia.

La settimana scorsa, ricorda ancora Asianews, molte famiglie cristiane avevano abbandonato il quartiere di Waris Pura, a Faisalabad, nel timore di violenze. Il 15 luglio un corteo di protesta è sfilato per la città, chiedendo la condanna a morte dei due fratelli. Il giorno successivo, al termine della preghiera del venerdì, le guide religiose musulmane hanno aizzato la folla, invitandola a manifestare nuovamente contro i cristiani. Durante le manifestazioni, la folla ha preso a sassate la chiesa cattolica del Santo Rosario. L'uccisione dei due fratelli, il cui arresto ha suscitato molto clamore nel mondo cristiano, avviene proprio mentre in Pakistan si trova in visita il segretario di Stato Usa Hillary Clinton.

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