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Papa: distruggere embrioni umani non promuove la salute

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"La distruzione di embrioni umani, per acquistare cellule staminali o per ogni altro proposito, contraddice la presunta intenzione di promuovere la salute umana", lo ha detto Benedetto XVI in occasione dell'udienza riservata al nuovo ambasciatore della Corea del Sud presso la Santa Sede, Ji-Young Francesco Kim.

Benedetto XVI torna, dunque, a denunciare la "distruzione degli embrioni umani" e a chiedere di considerare le "profonde implicazioni etiche e sociali" della ricerca scientifica aldilà di quanto affermano "ricercatori, legislatori e  responsabili della sanità pubblica".

Benedetto ha scelto l'occasione perché la Corea del Sud ha condotto, nei mesi scorsi, alcuni controversi esperimenti sulle cellule staminali embrionali. "Il suo paese - ha detto il Papa al nuovo ambasciatore sudcoreano - ha raggiunto notevoli successi nella ricerca scientifica e nello sviluppo scientifico.
Tra di essi prominenti sono i progressi nel campo della biotecnologia con il potenziale di curare e trattare malattie così come di migliorare la qualità di vita nel suo paese e altrove".

Per il Papa, però, "le scoperte in questi campi invitano l'uomo ad una più profonda consapevolezza della pesante responsabilità che emerge nella loro applicazione. L'uso che la società intende fare della scienza biomedica deve essere costantemente commisurato a standard etici robusti e stabili. Il più importante tra di essi è la dignità della vita umana, per la quale in nessuna circostanza un essere umano può essere manipolato o trattato come mero strumento di sperimentazione".

Il Papa ci ha poi tenuto a sottolineare che "la Chiesa non esita ad approvare e incoraggiare la ricerca sulle cellule staminali somatiche".

"Prego che la intrinseca sensibilità morale del popolo coreano", ha detto ancora il Ponetfice all'ambasciatore Ji-Young Francesco Kim, "così come è stato messa in evidenza dal rifiuto della clonazione umana e delle procedure correlate, aiuterà ad orientare la comunità internazionale per approfondire le implicazioni etiche e scientifiche della ricerca e del suo utilizzo".

Nel discorso Benedetto XVI non ha mancato di menzionare il tema del relativismo e la questione delle scuole cattoliche: "Purtroppo nel nostro odierno mondo pluralista alcuni mettono in dubbio o addirittura negano l'importanza della verità".   "Sta ai governi garantire ai genitori l'opportunità di mandare i loro figli alle scuole religiose, facilitando la creazione e il finanziamento di questi istituti".

"La comunità internazionale si unisce ai cittadini della sua nazione - ha continuatoil Santo Padre - nelle loro accresciute aspirazioni per una ritrovata pace nella penisola coreana a in tutta la regione. Io colgo quest'opportunita' per ribadire il supporto della Santa Sede ad ogni iniziativa che miri a una sincera e duratura riconciliazione, mettendo fine all'inimicizia e ai torti irrisolti". Secondo papa Ratzinger, "l'autentico progresso è fondato sugli atteggiamenti di onestà e verità''.

Nel corso dell'incontro Benedetto si è detto compiaciuto per i segnali di distensione avvenuti tra le due Coree, auspicando maggiori sforzi per il dialogo e la "riconciliazione", e fa appello affinché si fermino i programmi nucleari del regime nord-coreano. "Apprezzo  gli sforzi della sua nazione per coltivare un fruttuoso e aperto dialogo - ha concluso il Pontefice - lavorando allo stesso tempo per alleviare la pena di quanti soffrono per le ferite della divisione e del sospetto.  Ogni nazione condivide la responsabilità di assicurare un mondo più stabile e sicuro. Esprimo un'ardente speranza che l'attuale partecipazione di varie nazioni coinvolte nel processo di negoziato conduca alla cessazione dei programmi diretti a sviluppare e produrre armamenti con uno spaventoso potenziale di indicibile distruzione'.


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