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Appunti Internazionali/24

Paradossi del terrorismo: Al Qaeda miete più vittime tra i musulmani

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USA-Afghanistan
Si registra sempre di più una notevole stanchezza nell’opinione pubblica americana riguardo alla guerra in Afghanistan; andamento interno che contrasta con il ruolo di garante dell’ordine mondiale degli Stati Uniti. Di questo i commentatori non possono non tener conto quando parlano delle indecisioni di Obama. Un eventuale fallimento in Afghanistan sarebbe una colpo incredibile all’autorevolezza degli USA e della NATO nel suo complesso.  

A proposito viene allora la critica sollevata da News Week circa la mancanza di alcuna sottolineatura epica nel discorso di Obama alla nazione. E’ vero, sembra l’elenco dei buoni propositi, ma la dimensione del tragico, della scelta dolorosa e ineluttabile, manca proprio al presidente e allora come si pretende che ci credano i cittadini?

Ma questo ondeggiamento della politica estera americana tra i due poli, interventismo e isolazionismo, è un classico della storia del paese e adesso, anche grazie alle difficoltà economiche, è il momento della tendenza a non guardare le cose del mondo.

Il generale McChrystal ha testimoniato davanti al Congresso americano dando tutto il suo appoggio al piano di Obama; ha assicurato inoltre che entro 18 mesi i talebani saranno battuti dato che non riscuotono nessuna fiducia dal popolo afghano. “Credo fermamente che noi – il governo afghano con l’aiuto delle forze della coalizione – possiamo sconfiggere i Talebani. Cioè credo che metteremo i Talebani in una posizione da cui non possano minacciare il governo afghano”. Queste parole vanno ben meditate: sconfiggere non vuol dire distruggere né annientare il nemico, vuol dire impedirgli di nuocere, di superare una certa soglia di pericolo. Mi sembra di capire quindi che, giustamente, si punti a integrare i Talebani nella vita politica afghana. E sul raggiungimento di questo risultato è basata la previsione del ritiro americano che ha trovato molti critici (qui alcune opinioni riportate dal New York Times).

Giusta la nota di Danielle Pletka, vice presidente dell’American Enterprise Institute, sulla non sufficiente determinazione dell’amministrazione americana a sostenere l’altro pilastro fondamentale di ogni guerra di contro insorgenza vincente: la ricostruzione civile. Scarso a questo proposito risulta essere il numero di funzionari civili americano inviato a Kabul.

Asia News nota come nel discorso di Obama manchi completamente ogni riferimento all’Iran e al ruolo del narcotraffico in Afghanistan, minaccia di egual gravità dei talebani.

Perché i soldati talebani sono pagati di più di quelli dell’esercito afghano nonostante le valanghe di soldi che affluiscono nelle casse di Karzai?

Ma assieme a notizie poco incoraggianti, dall’Afghanistan arrivano anche informazioni d’altro segno come quella di una protesta di donne contro il governo affinché sia più forte nella lotta contro la corruzione e i crimini di guerra.

Il fatto certo del surge afghano è che la controffensiva americana ricomincerà da Kandhar, il fulcro dell’offensiva talebana e città simbolo dei pashtun. Il test è fondamentale e dal risultato capiremmo se avrà successo la strategia di McChrystal basata sul separare la protesta etnica da quella sovversiva dei talebani e entrambe da Al Qaida secondo lo schema messo in opera in Iraq.

Al Qaeda
Notevole e stimolante saggio di Paul Rogers, intelligente esperto liberal di questioni di sicurezza internazionale. In questo paper Global Security after the War on Terror ad opera dell’Oxford Research Group, Rogers critica l’approccio delle amministrazioni americane alla lotta ad Al Qaida, che va sotto il nome di “guerra al terrore”, perché non ha fatto altro che militarizzare il problema innalzando la fama e il prestigio del gruppo terroristico, invece di renderlo marginale in tutte le situazioni attraverso una politica che sapesse tenere un punto di vista generale. Si può dissentire, sembra un’obiezione “benaltrista”, ma soprattutto non tiene conto di un importante aspetto geostrategico: che gli americani ora sono presenti in forze in Asia, che l’Iran è in pratica circondato da truppe americane e che in Iraq, dietro Israele, ci sono gli Stati Uniti. Giusto? Sbagliato? Si poteva fare diversamente? Gli Stati Uniti reggeranno allo sforzo? Tutte obiezioni in sé corrette. Si vedrà.

Un recente studio riportato sullo Spiegel mostra come Al Qaida abbia ucciso un numero maggiore di musulmani che di infedeli occidentali: otto volte tanto! Non solo, ha anche teorizzato la linea della necessità dei danni collaterali.

Iran
Il presidente Ahmadinejad e il circolo di fedeli attorno a lui sembra ormai sempre più isolato anche all’interno dell’establishment; non a caso i servizi hanno denunciato manovre tra il clero a favore dell’opposizione. La polizia e i miliziani però continuano con i loro atroci metodi repressivi: stupri, torture e ogni tipo di violenza.

Iraq
Dichiarazione importante del leader del partito di ispirazione sciita Islamic Supreme Council of Iraq (ISCI), Akim, che ha spiegato come il futuro politico dell’Iraq deve essere indipendente da ogni influenza esterna (chiaramente si riferiva all’Iran) affermando che Baghdad ascolta tutti ma agisce in proprio e non per conto di qualche agente esterno; ha anche aggiunto che l’Iraq aspira a diventare uno stato dove c’è posto per ogni partito nel rispetto della legge.

http://leonardotirabassi.blogspot.com

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1 COMMENT

  1. Che titolo è?
    L’ariticolo di Tirabassi è assai informato e molto interessante. Il titolo assegnatovi è assolutamente fuori luogo ed esprime una tautologia: il terrorismo islamico si caratterizza da almeno un decennio per avere come obiettivo l’islam moderato con lo scopo di favorire il radicalismo ideologico all’interno di quel mondo. Gli attacchi al mondo non islamico sono stati sporadici, ancorche’ di grande impatto mediatico, ma il terrorismo è tanto piu’ pericoloso in quanto cerca di fare proseliti all’interno delle contraddizioni dell’islam. Proprio noi italiani dovremmo conoscere bene questo tipo di strategia, per averla vissuta fino a ieri, fino ad oggi. Perché, dunque, fare quel titolo ad effetto per un articolo che offre tanti spunti interessanti?

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