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L'uovo di giornata

Parlamento in quarantena (almeno smette di fare danni)

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Un pericolo oscuro si annida nelle pieghe dell’emergenza coronavirus: che nella distrazione dell’opinione pubblica alle prese con l’allarme sanitario il Parlamento continui a legiferare smontando pezzo a pezzo quel poco che resta della nostra libertà. Che, insomma, ciò che un tempo nelle aule parlamentari si faceva di notte o alla vigilia delle ferie d’agosto per aggirare il controllo dei media e dei cittadini, ora lo si faccia al riparo del polverone causato dall’epidemia cinese.

La preoccupazione è tutt’altro che peregrina. Ne abbiamo avuto un assaggio qualche giorno fa. Mentre tutti pensavano comprensibilmente ad altro, la Camera dei Deputati ha definitivamente reso legge dello Stato la nuova normativa sulle intercettazioni che sdogana l’uso incontrollato dei Trojan.
Compiuta la missione di avvicinare l’Italia al modello Ddr, ora la nuova frontiera dei nostri prodi è rendere l’ovvietà un reato. Come? E’ facile. Se infatti nel codice penale entrerà il concetto di “omotransfobia”, ci vorrà poco perché si arrivi all’incriminazione di chi si limita a sostenere che per generare un figlio servono un uomo e una donna e che due persone dello stesso sesso non hanno materialmente la possibilità di procreare. Ma a provare a lanciare l’allarme ora si rischia di passare per alieni. I felloni lo sanno bene e non a caso procedono a spron battuto.

“Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”, diceva il grande Chesterton. A questo paradosso siamo arrivati da tempo. Ma oltre ad armarci (metaforicamente) di lame e spade, sempre pronti alla pugna, lanciamo una proposta per l’Italia: finché l’attenzione sarà presa da altro, chiudiamo ciò che per precauzione c’è da chiudere, lasciamo aperto quel che si può per evitare il tracollo dell’economia, ma mettiamo di corsa in quarantena il Parlamento. Almeno a epidemia passata non ci troveremo con la libertà menomata.

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