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Parte dalle Regioni la sfida alla crisi europea, l’Abruzzo è in prima fila

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Creare le Regioni Unite d’Europa, trasformandole in vere protagoniste dei processi decisionali in ambito Ue, non solo  in qualità di organi da consultare, ma rafforzando uno spirito collaborativo che conferisca loro maggior peso e credibilità. Questa l’ambiziosa sfida lanciata nel corso del vertice dove sventolava - protagonista  indiscussa - la stellata bandiera blu d’Europa nella brezza settembrina. Europa dal pollice verde, che sotto il profilo ambientale mira a salvaguardare il ricco patrimonio di biodiversità e proteggere l’equilibrio degli ecosistemi naturali, fattori importanti per lo sviluppo socio-economico dei territori.

Soprattutto l’Abruzzo, regione verde d’Europa per antonomasia - come spiega  il Presidente della Regione, Gianni Chiodi - “manifesta grande sensibilità ed interesse per l’ambiente, essendo il 40% della sua superficie costituito da parchi naturali ed aree protette”. La regione, si afferma, dunque, come musa ispiratrice di buone pratiche nella sfera ecologica. L’ambiente è una preziosa risorsa per lo sviluppo nel lungo periodo, nonostante i benefici non siano immediatamente visibili, le esternalità positive ricadono  sul turismo e sul territorio. Pensiamo ad esempio alle importanti opere di recupero degli antichi borghi diroccati, paesaggi dal fascino incantato, circondati da una natura incontaminata.

L’Abruzzo si pone all’avanguardia anche nell’ambito delle politiche di coesione, siglando   un importante protocollo d’intesa, amicizia e collaborazione con la Contea croata di Dubrovnic, in previsione della prossima adesione della Croazia al’Ue. Comuni progetti e strategie nell’agricoltura, nella pesca, per la difesa dell’ambiente, nel turismo, nella cantieristica navale, nella cultura, nell’energia, con l’intento di dare il buon esempio. Unirsi ed agire in sinergia significa diventare più forti, presenti ed autorevoli in Europa, è per questo che l’Abruzzo ha assunto anche il ruolo di leader partner del Consorzio della Macroregione Adriatico – Ionica, progetto d’integrazione interregionale dalla particolare rilevanza viste le innumerevoli opportunità che quest’area offre, protagonista della settimana delle Regioni e città (8-11 novembre) a Bruxelles.

Il messaggio, insomma, è forte e chiaro e parte proprio da Pescara, palcoscenico privilegiato dello scenario europeo degli ultimi due anni. Pensiamo alla Conferenza della Calre (Conferenza delle Assemblee legislative Regionali d’Europa) ed al Vertice del Comitato delle Regioni e dell’Are conclusosi da qualche giorno.

Ma le regioni che ruolo giocano nello scenario della crisi internazionale? Si può affermare che siano semplici spettatrici al capezzale di un’Europa sofferente, che non sa più che pesci prendere? Decisamente no, le regioni sono attivamente impegnate nell’affrontare le complesse sfide contingenti, con una mentalità tesa ad innovare ed una grande reattività nei confronti dei problemi di cittadini e territori. Tuttavia, da singole entità separate, non hanno forza e capacità necessarie per fronteggiare le minacce che minano oggigiorno  l’Europa. Un modello di governance multi-livello che veda le regioni unite ed  impegnate sinergicamente nel proporre linee d’azione e raccomandazioni politiche efficienti, questo un possibile approccio per dar loro la chance di partecipare concretamente allo sviluppo di strategie politiche per scongiurare la crisi. “La Commissione Europea deve prendere atto del ruolo cardine delle regioni nella costruzione delle politiche di programmazione e negli interventi per contrastare la crisi, ormai di lungo periodo”, spiega il Presidente dell’Are Michèle Sabban, perché come in seguito approfondito dall’intervento del Governatore Chiodi: “questa crisi non è solo finanziaria, in realtà  presenta determinate cause strutturali, scarsa competitività, basso livello di produttività e debiti molto elevati”.

Il rilancio di una politica industriale che stia al passo con le dinamiche trasformiste della globalizzazione, favorisca lo spirito d’ iniziativa, l’innovazione e stimoli la concorrenza è considerata una delle soluzioni possibili. “Le regioni hanno un polso maggiore dello status quo sui vari territori e devono conseguentemente giocare un ruolo più autorevole e specifico nel dibattito politico europeo, rivelandosi spesso, molto più europee dei governi stessi”, conclude Chiodi. Dato non affatto trascurabile è che sul piano finanziario, il  95% del bilancio Ue è destinato alle istituzioni che sono sul territorio, a conferma di un ruolo particolarmente rilevante delle regioni sullo scacchiere politico- economico del vecchio continente. L’Abruzzo, insomma, fra le regioni più battagliere sul fronte che vede l’Are ed il Comitato delle Regioni attivamente impegnate nel  realizzare concretamente quello che forse ormai per troppo tempo è stato il  sogno delle "regioni unite d'Europa”.

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