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Pd. Bindi: “Non sto con D’Alema né con Veltroni”

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Nè con D'Alema, né con Veltroni. Rosy Bindi è salomonica nella sua intervista a Repubblica, circa la possibilità di stare con l'uno o con l'altro. "Con nessuno dei due. Sono leale - spiega - al segretario del mio partito che si chiama Veltroni e ho grande stima di D'Alema. Non mi si può chiedere di più. Sono laica - sottolinea - nei confronti della fede, figuriamoci nei confronti di Walter e Massimo".

La prossima direzione nazionale del 19 dicembre, conferma, si concluderà con un voto. "Ma nessuno si metta in testa una resa dei conti - sottolinea - perché non sarebbe un chiarimento autentico. La situazione è talmente difficile e il progetto così impegnativo che c'è bisogno di una ricerca vera sulle questioni programmatiche. E di valorizzare - prosegue - una classe dirigente che sul territorio esiste ma viene oscurata da un gruppo dirigente romano, o peggio 'romano de' Roma', che non va bene per un partito nazionale. Ci sono dei problemi al Nord, ce ne sono altri al Centro dove l'eredità Pci-Pds-Ds può compromettere il partito plurale, ce ne sono altri ancora al Sud, dove abbiamo perso le elezioni. Ma non dimentichiamo - aggiunge - che noi governiamo ancora in 15 regioni e abbiamo centinaia di amministratori locali".

Per Bindi, come per Beppe Fioroni, che in un'intervista di oggi al Corriere della Sera, esprime lo stesso concetto, "il nostro posto non è nel Pse. Io non chiedo a D'Alema e Fassino di diventare democratici cattolici, loro non chiedano a me di abbracciare il socialismo. Dobbiamo ribaltare il discorso e farci aiutare dal mondo che cambia: sono i socialisti che dovranno entrare nell'internazionale democratica. Con Obama, con il congresso indiano, con altri. Siamo nella stessa metà del campo con il Pse, ma - conclude - dobbiamo starci in modo nuovo".

 

 

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