Pd. Chiamparino: “Candidato alla segreteria? Certo che ci penso”

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Pd. Chiamparino: “Candidato alla segreteria? Certo che ci penso”

27 Giugno 2009

Sergio Chiamparino sarebbe fortemente tentato dalla prospettiva di candidarsi alla segreteria del Pd, ma non vuole interrompere il mandato da sindaco, che scade solo nel 2011. Ne ha parlato a margine del raduno dei cosiddetti "piombini", giovani del Pd coordinati da Giuseppe Civati e Paola Concia.

A chi gli chiede se intende candidarsi alla guida del Pd, il sindaco risponde: "Si fa il mio nome per il rinnovamento? Compio 61 anni il primo settembre…". "Se penso alla candidatura? Certo che lo faccio – ha risposto Chiamparino -. Passo tutto il giorno a pensare, ed è giusto riflettere anche sulla candidatura visto che tantissime persone sono venute a chiedermi di scendere in campo. Ma la priorità è quella di rispettare il mandato da sindaco che mi hanno assegnato tutti i cittadini di Torino".

"I giornali – ha detto – parlano di pressing su di me, neanche fossi un pericoloso attaccante, cosa che se fossi stato sarei andato a giocare nel Toro. Il mio atteggiamento – ha spiegato – è quello di vedere quali sono i problemi, valutarli, e solo dopo decidere, naturalmente tenendo conto di ciò che io penso". Chiamparino ha ribadito anche il suo "no" all’ipotesi del doppio incarico: "È una questione insieme etica e politica – ha chiosato – quella di non dare un messaggio per cui si fanno prevalere interessi e ambizioni legittime di parte su ciò che è il dovere di corrispondere a un mandato avuto da tutti i cittadini".

Poi passa al tema della necessità di cambiare strategia politica nel Pd. Riavvicinare libertà e giustizia sociale, ma superando la paura della globalizzazione che ha portato gli operai a votare per la Lega: è questa per il sindaco di Torino Sergio Chiamparino la ricetta che il Pd deve adottare per "costruire un’alternativa credibile a Berlusconi". E il mezzo per farlo è quello di "liberare risorse per rilanciare il welfare".

"La sinistra in Europa – ha spiegato Chiamparino nell’intervento al Lingotto – non è più interlocutrice sulla globalizzazione e è anche prigioniera della paura indotta dalla globalizzazione. Lo stato sociale, divenuto modello civile europeo, è messo in crisi dall’elevato debito pubblico che rende difficile far funzionare il welfare. Ma se si vuole tornare a riavvicinare libertà e giustizia sociale, che è il vero nodo che oggi dobbiamo affrontare, occorre trovare il modo di liberare risorse da destinare proprio al welfare. Per farlo occorre intervenire sui settori protetti e garantiti per prelevare di lì quanto occorre a rilanciare lo stato sociale. Questa è l’unica strada percorribile se non si vogliono fare proclami ma incidere sulle questioni. Solo costruendo più case popolari e più asili nido – ha proseguito Chiamparino – si può rispondere concretamente alle paure degli operai che votano Lega dicendo che noi diamo le case e gli asili nido agli immigrati".

Poi passa al tema della laicità che, spiega Chiamparino, "mi sta a cuore perché non sono riuscito a convincere mio figlio a votare Pd su questo. La laicità viene troppo intesa come rapporto tra credenti e non credenti in politica. Non è così. È il rapporto tra autorità e libertà su scelte che riguardano individuo, un rapporto su cui anche i credeneti hanno interesse a misurarsi se vogliono ridefinire il loro ruolo nella politica".

Quindi il sindaco di Torino ha invitato a "evitare un congresso delle tautologie". Per Chiamparino è sbagliato contrapporre la logica del partito maggioritario a quella del partito delle alleanze, perché, le alleanze, ha sostenuto, hanno senso solo sulla base di una visione politica chiara e alternativa a quella della parte avversa. "Secondo me – ha spiegato Chiamparino – è tautologico dire che devo scegliere fra partito a vocazione maggioritaria e partito delle alleanze, perchè se le alleanze devono essere di qualità, per poter dare loro un senso ci vuole un partito che abbia una visione potenzialmente alternativa a quella dell’altra parte".

"Credo che questo sia il momento delle idee", ha aggiunto sottolineando di essere stato tra quelli che "hanno detto che questo congresso rischia di parlare non al Paese, ma solo al nostro interno. Sarebbe ingiusto e ingenerso per i due candidati in pista fare una critica alle intenzioni. Ci sono dei candidati, presentino delle mozioni e delle idee e su quella base si valuterà come stare e come collcarsi. Lo dico – ha proseguito – tanto per sgombrare il campo da quello che si legge sui giornali. Dicono che c’è un pressing su di me, nemmeno fossi un pericoloso attaccante. Se lo fossi stato, avrei giocato nel Toro per salvarlo dalla serie B". Quindi, un accenno al partito. "Ieri in Direzione molti si chiedevano perché non siamo più sul territorio. Io credo che non siamo più non per un problema di organizzazione, ma perché ci manca l’entusiamo di chi pensa di essere dalla parte giusta. Secondo me questa muna sfida alla quale tutti siamo chiamati a misurarci", osserva Chiamparino e conclude: "Io vengo da un storia di cui non mi vergogno, vengo dal Partito Comunista. Sento l’esigenza di non guardare alle appartenenze del passato, ma alla straodinaria potenzialità in questo incontro di diversità che è una grande speranza per l’Europa e per l’Italia".