Pdl. Fini: “Mussolini grande statista? Non lo penso più e l’ho dimostrato”

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Pdl. Fini: “Mussolini grande statista? Non lo penso più e l’ho dimostrato”

25 Marzo 2009

"Non penso più che Mussolini sia stato il più grande statista del secolo scorso. È evidente. La risposta è nei fatti, nelle cose che ho fatto negli ultimi anni. Se non fosse così, sarei schizofrenico".  E’ la netta risposta che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha dato a un giornalista americano presente nella sede della stampa estera.

"Siete voi stessi che avete parlato di un percorso storico e quindi è ovvio che oggi non la penso più così", ha assicurato l’ex leader di An. Intervistato nella sede della stampa estera Fini affronta argomenti di diversa natura. Ovviamente, non sono mancate le domande su Silvio Berlusconi: "E’ leader da tanti anni perché raccoglie il consenso elettorale. Vuol dire che interpreta il sentimento dei cittadini". "Come fa? È la democrazia", ha sottolineato il presidente della Camera.

Al cronista che gli domanda dove vede il suo futuro, se al Quirinale o a Palazzo Chigi, Fini risponde ricordando che "siamo in una repubblica, non in una monarchia". E, allora, chi prenderà le redini del centrodestra dopo l’attuale premier? "Quando sarà il momento – ha detto ancora Fini- si dibatterà e il partito sceglierà. Oggi il leader è Berlusconi". Ma sarebbe pronto a diventare premier? "Un grande italiano, Eduardo De Filippo, diceva ‘gli esami non finiscono mai’. Aspettiamo questi esami…".

A proposito del Pdl: "Io ho invitato tutti gli iscritti, al congresso di An, e farò la stessa cosa al congresso Pdl, a dar vita ad un progetto per l’Italia. Il Pdl in una fase post ideologica deve essere uno strumento democratico per intercettare il consenso e per governare o fare l’opposizione. E il grande compito del Pdl, anche in ragione del grande consenso popolare di cui dispone, sia quello di costruire l’Italia del futuro. Uscendo dalla logica del quotidiano, del giorno per giorno, e andando verso una fase più strategica".

La terza carica dello Stato parla anche del polemico ddl sicurezza e la norma che cancella il divieto di denuncia di un clandestino. Ai giornalisti internazionali ribadisce la sua contrarietà al provvedimento: "Il rispetto si deve alla persona umana. Un medico ha il dovere di curare un ammalato senza preoccuparsi minimamente di chi sia…".

"Di fronte alla crisi economica c’è il rischio di perdere il lavoro per tutti, non solo per lo straniero che si era integrato, e io non dirò mai, come fa qualcuno: a parità di condizioni facciamolo perdere prima allo straniero e poi all’italiano". Così Fini ha risposto alla domanda di un giornalista olandese sul problema degli immigrati che perdono il lavoro a causa della crisi. "La crisi pone rischi molto seri anche ai cittadini che si sono integrati qui nel nostro Paese – ha detto Fini – E il problema non potrà essere risolto in modo così semplicistico e cioè: perdi il lavoro, torni a casa. Spero però che il problema non si presenti nella sua drammaticità, anche perchè noi abbiamo un sistema di ammortizzatori sociali molto maggiori di altri Paesi".

Il presidente della Camera ha detto che "bisogna creare le condizioni affinché si eviti che ci siano situazioni di emergenza sociale che possano portare ad avere grandi numeri di lavoratori stranieri che prima erano occupati, e quindi integrati, magari anche con bambini che vanno a scuola, che rischiano di dover tornare nel loro Paese". "Sarebbe davvero un fenomeno imprevisto e imprevedibile – ha concluso – perchè la legge Bossi-Fini si basava sul presupposto che avessimo bisogno di lavoratori di altri Paesi, poiché ci sono settori in cui se non ci fossero loro non riusciremmo più neppure a produrre".

Poi passa alla politica estera. Fini ha parlato di Obama e del suo recente messaggio rivolto agli ayatollah iraniani: "Dico un’ovvietà, la posizione di Obama è innovativa e coraggiosa. In apparenza, la risposta delle autorità iraniane è stata negativa. Ma in quel paese c’è sempre un doppio livello, sarà il tempo a dire se la reazione al messaggio del presidente Usa è davvero negativa".

"È essenziale – ha avvertito il presidente della Camera – che l’apertura Usa venga supportata dal mondo occidentale". Fini ha auspicato il "massimo del rapporto con l’Unione europea", perché "qualsiasi sfumatura diversa tra gli Usa e l’Europa allontanerebbe la pace". Di fronte a questi "timidi tentativi di dialogo" sull’uso del nucleare, bisogna sempre ricordare che "la chiave di alcune delle grandi crisi internazionali è a Teheran. Noi europei non dobbiamo mai apparire come spettatori passivi. Serve la massima coesione di intenti e strategie tra i vari paesi, compreso il nostro, considerato anche che – ha ricordato Fini – insieme alla Germania siamo il paese con il maggior interscambio commerciale con l’Iran".

Il presidente della Camera ha parlato anche del caso Battisti: "Nel pieno rispetto della decisione autonoma della Corte brasiliana, mi auguro che essa accetti l’estradizione di Cesare Battisti, perché non si può sostenere che sia un perseguitato politico". "Su una vicenda che ha così colpito l’opinione pubblica e turbato un po’ gli animi – ha detto Fini – può succedere ed è successo che venga detta qualche frase sopra le righe, da una parte e dall’altra. Adesso attendiamo fiduciosi – ha aggiunto – la decisione della Suprema Corte brasiliana".

Fini ha poi assicurato che non c’è alcun motivo di pensare che per tagliare i costi in un momento di crisi economica l’Italia possa decidere di far rientrare i propri militari impegnati nella missione Onu in Libano. "Tutte le forze politiche in Parlamento – ha sottolineato – sono coscienti dell’importanza della missione in Libano. Sarebbe un errore clamoroso e gravissimo se non si confermasse la nostra presenza nella missione internazionale".