Pena di morte, continua la battaglia italiana all’ONU

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Pena di morte, continua la battaglia italiana all’ONU

15 Novembre 2007

Il sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti è a New York dove, per il secondo giorno consecutivo, segue da vicino la votazione del progetto di risoluzione per la moratoria sulla pena di morte alla Terza Commissione delle Nazioni Unite.

Ne ha parlato il capo ufficio stampa della Farnesina, Pasquale Ferrara, nel corso del consueto briefing settimanale.

Ferrara ha ricordato l’impegno di Vernetti nella battaglia dell’Italia per arrivare all’approvazione della risoluzione da parte dell’Assemblea generale dell’Onu.
In stretto coordinamento con il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, il sottosegretario ha svolto negli ultimi giorni – analogamente ai vice ministri e sottosegretari e nel contesto di un’azione complessiva della Farnesina e della rete all’estero – una sistematica azione diplomatica per ampliare il consenso.

Vernetti, in particolare, ha avuto contatti telefonici con i ministri degli Esteri di Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, Paesi che ha visitato nel maggio scorso, e Nepal, Isole Salomone e Palau.
A tutti i suoi interlocutori, rappresentanti di Paesi che hanno firmato la Dichiarazione sulla pena di morte dello scorso dicembre, il sottosegretario Vernetti ha chiesto di co-sponsorizzare il progetto di risoluzione e di votare a suo favore.

La risoluzione sulla moratoria della pena di morte “è una battaglia che si giocherà fino all’ultimo minuto”. Ne è convinto anche il capo del servizio stampa della Farnesina Pasquale Ferrara che oggi, nel consueto briefing settimanale, ha fatto il punto sul dibattito in corso alla Terza Commissione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Quello che si sta sviluppando a Palazzo di Vetro è un “dibattito vero e autentico”, è la valutazione di Ferrara, che ha ricordato il rischioso emendamento di ieri “originariamente presentato dall’Egitto” e poi bocciato. L’emendamento “tendeva a richiamare all’interno della risoluzione l’articolo due comma sette della Carta dell’Onu in cui si fa riferimento alla ‘Domestic Jurisdiction», cioè alle prerogative in tema di sovranità degli Stati membri.

“Il fatto che l’emendamento sia stato bocciato – ha sottolineato Ferrara – è per noi molto positivo perchè il richiamo alla Carta avrebbe potuto avere portata limitativa rispetto al tenore generale della risoluzione” e avrebbe messo in campo una situazione per cui si sarebbero dovute avere prendere contromisure per poterlo bilanciare. Gli stati cosponsor della risoluzione sono ora 87, ha ricordato il portavoce della Farnesina, commentando positivamente l’adesione dell’Algeria di cui si è fatto portavoce ieri ad Alghero il presidente Abdelaziz Bouteflika.