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Pensioni. Brunetta: “Aumento dell’età pensionabile: 3 mln lavori nel Sud”

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L'Italia dovrà rispondere entro il 13 gennaio alla Corte di Giustizia europea sulla condanna per la "discriminazione" degli uomini rispetto alle donne sull'età pensionabile e un intervento risolutivo potrebbe rappresentare l'occasione per l'Italia di rimuovere quel "tappo" che impedisce alle donne di arrivare a posti di vertice nel lavoro, di avere salari pari a quelli degli uomini e un'occupazione stabile soprattutto al Sud, dove una soluzione potrebbe portare alla creazione di 3 milioni di posti di lavoro in più per le donne.

Lo ha spiegato il ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, nel corso di una conferenza stampa al Senato sulla perequazione dell'età pensionabile delle donne a quella degli uomini. "Da questa sentenza - ha detto Brunetta - derivano una serie di fatti a catena, che implicano non solo la perequazione dell'età di pensionamento, verso l'alto o anche verso il basso ma con questi chiari di luna penso sia univoca la decisione, ma anche una riflessione su tutto il ciclo di vita del mondo del lavoro, del welfare e della vita di tutti".

Questa,  secondo Brunetta "è una grande occasione per una riflessione collettiva da parte del nostro Paese se vuole collocarsi in Europa, se vuole ottemperare agli obiettivi di Lisbona in termini di tassi disoccupazione, distribuzione del reddito, pari opportunità oppure se vuole rimanere alla deriva nel Mediterraneo. Se il mercato del lavoro fosse efficiente in Italia dovremmo avere 3 milioni di lavoratori in più e, in particolare, 3 milioni di donne lavoratrici in più al Sud".

"La perequazione dell'età di pensionamento delle donne - ha proseguito Brunetta - porta a una revisione complessiva di tutto il sistema di welfare, sia del mercato del lavoro che familiare, e l'insieme di tutto questo non può che comportare un aumento dei posti di lavoro e un aumento dei tassi di attività e occupazione al femminile. Siccome il gap più grosso non è nel Centro-Nord ma nel Centro-Sud e il grande serbatoio di occupazione al femminile è al Sud - cha aggiunto - credo che questo risolverebbe anche un grande problema storico che è anche un pezzo della questione meridionale".

Per intervenire l'Italia ha a sua disposizione due strade: l'intervento del Governo o del Parlamento oppure il rischio di sanzioni pecuniarie di 10 milioni di euro più 700mila euro al giorno per ogni giorno di ritardo nell'adempimento. Il Governo dovrà comunicare alla Corte di Giustizia europea entro il 13 gennaio in che modo vorrà intervenire, ma intanto in Senato tra gennaio e febbraio l'Aula esaminerà la legge Comunitaria 2008 nella quale è previsto il recepimento della direttiva europea sulla parità tra uomini e donne.

Il ministro Brunetta ha detto di seguire con interesse il lavoro parlamentare e non è escluso che il Governo possa intervenire nella Comunitaria. Il tema della perequazione dell'età pensionabile delle donne, comunque, ha spiegato la senatrice Anna Bonfrisco (Pdl), essendo "un tema che attraversa i due schieramenti politici ed è di stringente attualità", è stato oggetto di diverse proposte di legge tra cui quella di Giuliano Cazzola alla Camera "che ci convince molto", ma anche quella della senatrice Maria Ida Germontani (Pdl) e quello della stessa senatrice Bonfrisco con il senatore Francesco Casoli.

"È ragionevole - ha commentato la senatrice Bonfrisco - chiedere alle donne di andare in pensione più tardi, anche perchè la vita delle donne è più lunga di quella degli uomini", ma a fronte di questo l'occasione va sfruttata per eliminare le differenze occupazionali e salariali esistenti con gli uomini.

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