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Pensioni, Dini: “Compromesso al minimo comune denominatore”

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Sulla riforma previdenziale non usa mezzi termini Lamberto Dini: "E' stato trovato un compromesso al minimo comune denominatore. Evidentemente le condizioni sono tali che meglio non si poteva fare''.

''Sarebbe stato meglio, - ha detto il senatore diellino - volendo addolcire lo scalone, introdurre l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne in modo da evitare aumenti di contributi per gli autonomi e i para subordinati che sono le categorie meno protette sindacalmente. Gli oneri -aggiunge- finiscono sempre su coloro, i pensionati, che non si possono difendere. E' questo l'aspetto negativo della riforma che è bene sottolineare''.

Inoltre, sottolinea Dini, ''se da parte della sinistra antagonista o dalla sinistra comunista si volessero introdurre degli emendamenti che intendessero indebolire questo minimo comune denominatore che è stato trovato, io introdurrei emendamenti per migliorare e rafforzare il provvedimento''.

Le rivendicazioni dei partiti della sinistra antagonista che fanno parte della coalizione di Governo, sottolinea Dini, ''mirano più alla redistribuzione ma non pensano mai alla produzione. E oggi l'Italia sta perdendo la battaglia dell'economia perché abbiamo una crescita più bassa di quella degli altri paesi e quindi si creano anche meno posti di lavoro. Di questo il sindacato si dovrebbe occupare e non soltanto di dare sempre ragione alla categoria da loro protetta''.

Forse, osserva l'ex presidente del Consiglio, ''si potevano cercare altre strade per addolcire lo scalone senza aumentare il costo della previdenza: questi 10 miliardi potevano essere utilizzati diversamente''.

In Italia, aggiunge, ''si continua a volere andare in pensione in Italia a un'età più giovane di quello di altri paesi con i quali siamo in concorrenza e dobbiamo competere''.

Per quanto riguarda la copertura, ''dobbiamo vedere il provvedimento legislativo''. Per ora, sottolinea Dini, ''solo l'accordo con il sindacato è stato siglato. Non è un disegno di legge ancora. Dobbiamo vederlo. Ora -aggiunge- se la Ragioneria Generale e il ministro dell'economia dicono che quelle cifre sono realiste saranno sottoposte anche alla valutazione delle Commissioni bilancio Camera e Senato. Certo 3,5 miliardi dall'accorparmento degli enti previdenziali fa un po' sorridere: ci deve essere qualcuno che lo grantisca e se sbaglia che venga cacciato''. Il rischio, sottolinea, è che ''aumenti il costo del sistema previdenziale italiano che è già uno dei più alti in europa''.

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