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Per Bankitalia la Puglia è in crisi, ma Vendola continua a negare

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In Puglia le “cose” non vanno bene: chi ci vive, sia esso giovane, padre di famiglia, casalinga, imprenditore o pubblico impiegato, si rende perfettamente conto dei numerosi sforzi e stenti a cui si è sottoposti giorno per giorno per tirare avanti.

Ed ora, arriva l’analisi scientifica fatta da Bankitalia a confermare quanto quotidianamente avvertono i pugliesi.

Se infatti nel 2010 l'attività economica internazionale pare sia tornata ad una crescita che si aggira intorno al 5 per cento rispetto al periodo precedente, la debolezza dell'attività economica della nostra regione si è riflessa in un quadro occupazionale davvero preoccupante: le condizioni del mercato del lavoro appaiono più gravi rispetto al resto del Paese, tant’è che nel 2010 gli occupati sono diminuiti in Puglia di altre 15.000 unità, portando la perdita complessiva dall'inizio della crisi a circa 64.000 posti di lavoro.

Una cifra davvero considerevole se si tiene presente che il tasso di disoccupazione è aumentato al 13,5 per cento e che ben in una famiglia su cinque nessuno dei componenti in età lavorativa ha un'occupazione.

Se sono tantissime le famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, la sensazione di povertà relativa è alleviata da tutta una serie di vincoli comunitari e di ammortizzatori sociali di natura famigliare e locale che, pur con fatica, permettono di attutire gli effetti di una crisi che stenta ad essere superata.

Ma per quanto si potrà contare su questo? Si consideri, infatti, il dato secondo cui il numero dei giovani dai 15 ai 34 anni che non lavorano e non studiano è aumentato, tant’è che oggi circa un giovane pugliese su tre è inoccupato, gravando ulteriormente sui bilanci famigliari.

Non va certo meglio per le attività d’impresa: secondo quanto spiegato dai vertici di Bankitalia, oltre due terzi delle imprese regionali hanno registrato, nel primo semestre del 2009, una flessione del fatturato, metà di esse ha ridotto la capacità produttiva ed un terzo ha ridimensionato i programmi d'investimento.

Per non parlare degli scambi con l’estero: -26,8% rispetto a tutto il 2008, anno che invece si era concluso con un +2,1%. La pesante flessione ha riguardato tutti i principali settori di attività economica e, in particolare, il comparto siderurgico, chimico, meccanico e calzaturiero.

In flessione la domanda interna anche per il settore delle costruzioni: la produzione è cresciuta debolmente soltanto presso le imprese di maggiori dimensioni, sostenuta dagli investimenti per le opere pubbliche. Per il commercio, si registra una riduzione delle vendite al dettaglio per gli esercizi di piccola e media dimensione e per quelle di beni non alimentari. Ad avvantaggiarsene, le solite grandi catene di ipermercati.

Una Puglia tutta a tinte fosche quindi? Ad onor del vero, non proprio: per quanto riguarda il turismo, nello scorso anno il settore ha confermato un andamento positivo per effetto soprattutto del contributo della componente internazionale; in particolare, gli arrivi sono aumentati del 4 per cento circa, del 10 tra gli stranieri.

Basta questo? E’ evidente che la risposta sia negativa: i pugliesi hanno bisogno di ben altro per apprezzare a pieno la grande fortuna di vivere in una delle regioni più belle d’Europa. Hanno infatti bisogno, innanzitutto, di lavoro e di condizioni di vita dignitose, e delle intelligenze dei tantissimi giovani che non devono continuare ad essere costretti ad abbandonare la regione per poter lavorare.

Eppure, nonostante la realtà sia sotto gli occhi di tutti, il Presidente Nichi Vendola pare voler dare una lettura tutta peculiare del rapporto di Bankitalia: Nella relazione, secondo il Governatore, ci sarebbe infatti “il senso di una svolta che qui in questa regione e' stata effettuata". La Puglia, per Vendola,  "era tra le ultime regioni d'Europa per quanto riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo. In cinque anni il recupero e la svolta che e' stata costruita sono stati epocali". E ha concluso: "Noi proviamo a trainare lo sviluppo del Sud''.  In altri termini, la sua Puglia starebbe non solo vincendo, ma si sarebbe posta al traino di tutto il meridione. Chissà se le famiglie e gli imprenditori pugliesi, la pensano allo stesso modo…

 

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