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Non sottovalutare il Rais

Per fare la guerra all’Italia a Gheddafi basta l’arma dell’immigrazione

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Sabato scorso il Colonnello Gheddafi ha minacciato di "portare la guerra in Italia" come risposta all'inizio dei nostri bombardamenti sulla Libia. Dobbiamo preoccuparci della dichiarazione di guerra fatta all'ex "amico" Berlusconi, come lo chiama ancora il Rais, o quelli di Gheddafi sono gli ultimi proclami di un despota che arringa i fedelissimi mentre le bombe della NATO gli piovono in testa ed uccidono i suoi figli e i suoi nipoti? (Intanto però i lealisti attaccano il porto di Misurata...).

Che tipo di "guerra" potrebbe fare Gheddafi all'Italia. Una la conosciamo già ed è quella degli immigrati, forse la più pericolosa, almeno fino ad ora. Gli sbarchi di clandestini continuano, altri 2000 profughi sono sbarcati a Lampedusa negli ultimi giorni. L'arma migratoria è un modo per mettere in difficoltà il governo centrale con le Regioni che si trovano ad accogliere chi fugge dalla Libia e dalla Tunisia ma, come abbiamo visto, possono avere anche serie ripercussioni sui rapporti tra il nostro Paese ed altre nazioni della Ue, com'è avvenuto con la Francia. L'Unione Europea sembra orientata verso un'interpretazione restrittiva degli accordi di Schengen. I rimpatri non bastano a riequilibrare il flusso degli arrivi con quello delle partenze. Considerando la vicinanza dell'Italia alla Libia, Gheddafi sa che questa è l'arma migliore per spaventare Roma. Un'altra strategia è seminare zizzania nella maggioranza che regge il governo Berlusconi. La Lega Nord non ha ingoiato il boccone amaro di allinearci alle richieste della NATO e bombardare gli obiettivi militari dell'armata verde. Bossi e i suoi hanno fatto fuoco e fiamme, ieri il senatùr minacciava ancora una crisi di governo, ma i leghisti sanno anche di non poter mandare gambe all'aria il governo.

Gheddafi ci prova usando la retorica del colonialismo, il 1911 come il 2011, anche se lo faceva anche prima, quando eravamo in pace con la Libia e non lo bombardavamo, ma anzi pagavamo a peso doro i risarcimenti coloniali. Ora è più facile far passare una decina di "consiglieri militari" per la Grande Proletaria che sarebbe tornata a muoversi.

La terza ipotesi è che Gheddafi cerchi di colpire con le armi, quelle vere, il nostro Paese. Non avendo la possibilità di farlo militarmente (c'è chi dice che anche negli anni Ottanta nessun missile Scud abbia mai raggiunto Lampedusa), al Rais non resta che il terrorismo. Sicuramente la minaccia peggiore fra quelle che abbiamo elencato finora. Non dimentichiamo che Gheddafi ha il copyright di uno dei peggiori attentati terroristici pre-11/9, la strage di Lockerbie. Il rais potrebbe reclutare degli attentatori in casa nostra: nel suo discorso non ha usato la prima persona ma ha parlato di "libici" pronti a lavare nel sangue l'offesa. In alternativa, il Colonnello potrebbe riattivare vecchi contatti in Libano, o magari in Siria, appaltando all'estero l'eventuale attentato. Oppure cercare di indurre i gruppi salafiti e pro-Al Qaeda che operano nel nordafrica ad aiutarlo nell'impresa. Non sottovalutiamo Gheddafi quando lancia i suoi proclami. Lo davano per spacciato ed è ancora lì che combatte e alterna l'uso della violenza alla richiesta di una tregua. Doveva essere una guerra lampo e si è trasformata in uno snervante conflitto di posizione. Sembrava che dovessimo parteciparvi in secondo fila e ora ci ritroviamo pericolosamente lungo uno sottile linea rossa.

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