Per favore, aboliamo le “10 domande a…”

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Per favore, aboliamo le “10 domande a…”

02 Ottobre 2009

Lo confessiamo. Nella trappola ci siamo caduti anche noi, e per ben due volte. Ma forse rinsaviti da una sorta di malattia collettiva, un’influenza suina del giornalista, ora dopo mesi dall’inizio del tormentone d’avanziano non ne possiamo proprio più. E lanciamo una proposta: aboliamo le "10 domande a…"

Da quando Repubblica e D’Avanzo hanno cominciato ad incalzare il Cav., nel calderone delle domande è passato davvero di tutto: le domande di Avvenire a Il Giornale e poi quelle de Il Giornale prima a Di Pietro e poi a Franceschini (e  a molti altri), quelle del Foglio a Gad Lerner e dell’AnteFatto (il blog de Il Fatto Quotidiano) a Umberto Bossi, passando per quelle di Libero a Patrizia D’Addario (e Michele Santoro).

Ma il  virus sembra che abbia contaminato davvero tutti.  "…  per il ruolo istituzionale che ricopre (Berlusconi, ndr), tutte le domande sono legittime e lui è tenuto a rispondere a tutte. Comunque, le prime dieci sono già pronte…", ha chiosato Fabio Fazio. Perfino il calcio è finito nel tritacarne: al tecnico portoghese José Mourinho è stato chiesto dal settimanale Panorama di rispondere a 10 richieste calcistiche di chiarimento. Idem per Giancarlo Abete, presidente della FGIC,  a cui sono piovute altrettante domande, formulate dai tifosi in un sito.

Già, perché anche Internet è rimasto ingarbugliato nella matassa infernale delle domande: blog e siti di ogni genere e sorta hanno mandato decine e decine di interrogativi a politici, direttori di giornale e chi più ne ha più ne metta. Così, da Chicago Blog sono arrivate dieci domande all’indirizzo del ministro dell’economia Giulio Tremonti e altre dieci sono arrivate online alla Gelmini dai precari della scuola. Ma sentite una delle dieci domande ironicamente rivolte a Chillit bang (che per chi non lo sapesse è uno sgrassatore universale): “Lei ha pulito con una sola passata la macchia lasciata da un vaso sporco di terra sul lastricato del giardino di una donna che ama tenere pulito il suo giardino. Lei sapeva che quelle macchie non vanno via neanche con le più illustri delle sue colleghe come la varechina e l’ammoniaca?”.

Non si pensi che la domandite ha colpito solo i giornali, perché anche il mondo politico è rimasto contaminato. Il ministro delle politiche agricole Zaia per esempio ha posto dieci domande a chi demonizza "il nettare di Bacco". Nel calderone delle domande è finito anche il Fondo americano Knight Vinke  a cui a settembre Maurizio  Zipponi (Idv) chiedeva delucidazione in merito a Eni e Snam Rete Gas.

Che quella lanciata da Repubblica-L’Espresso sia diventata una moda giornalistica non c’è dubbio. Speriamo che come tutte le mode finisca presto, per lasciare spazio a nuovi trend. Siamo convinti che gioverebbe anche a quelli di Largo Fochetti per uscire dal cul de sac in cui si sono cacciati.