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Per l’Ocse l’Italia ha bisogno di liberalizzazioni e riforma mercato del lavoro

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E' questa sostanzialmente l'analisi fatta dal capo economista dell'Ocse Jorgen Elmesekov, in occasione della presentazione dell'Outlook semestrale, sui problemi più spinosi del Belpaese. Con una crescita prevista allo 0,5% quest'anno  e allo 0,9% per il 2009, l'Italia si pone all'ultimo posto tra i "big" dell'Unione e al penultimo tra tutti e 30 i paesi componenti l'Ocse.

Elmesekov afferma che la via da seguire per l'Italia debba essere essenzialmente quella della  liberalizzazione dei mercati di prodotti e servizi per stimolare una maggiore concorrenza. E' fondamentale destinare più risorse (economiche e strutturali) per il miglioramento del sistema scolastico, considerato il fatto che gli studenti italiani si trovano agli ultimi posti della classifica in relazione al livello di preparazione e di competenze.

E' parimenti importante cercare di rafforzare il principio di flessibilità del mercato del lavoro e soprattutto delle contrattazioni salariali, tenendo presenti i problemi storici dell'Italia da individuare principalmente nel divario Nord-Sud (che si pone da più di cinquanta anni).

I conti pubblici italiani potrebbero "deteriorarsi" nel 2008, come effetto del rallentamento della crescita e delle misure di aumento del deficit, compreso il taglio dell’Ici e dell’Irap. L’Economic Outlook prevede per quest’anno un deficit al 2,5% e per il 2009 al 2,7% (era all’1,9% nel 2007). Secondo l’Ocse "ci si potrebbe pentire" dei tagli alla pressione fiscale "se i recenti miglioramenti nella riscossione e il conseguente allargamento della base fiscale non saranno sostenuti". Con il rallentamento dell’economia, sottolinea l’organizzazione, il governo "dovrebbe tenere sotto controllo la spesa" e stare attento a non fare niente di più che lasciare agire gli stabilizzatori automatici: il debito pubblico è così alto che è improbabile che un ulteriore allentamento abbia un significativo effetto positivo sulla domanda. "Ulteriori ritardi alla piena applicazione della riforma delle pensioni dovrebbero essere evitati e i piani di medio termine per ridurre deficit e debito - scrive l’organizzazione - devono essere mantenuti, non da ultimo per gli incrementi della spesa legata all’allungamento dell’età". L’Ocse sottolinea, infatti, che "sul lato della spesa, trasferimenti sociali e investimenti pubblici sono previsti in aumento".

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