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Perché Putin è davvero l’Uomo dell’Anno

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L’annuncio che la rivista americana ‘Time’ ha proclamato Putin ‘Uomo dell’anno’ ha provocato molte perplessità e tanti commenti sarcastici. E’ stato ricordato come in precedenza sia Hitler, nel 1938, che Stalin, due volte dopo di lui, abbiano vinto questo titolo. Ma la rivista, da par suo, ha ribattuto che la nomina non deve essere vista né come la celebrazione dei meriti o della popolarità del personaggio e neanche come un gesto di appoggio, bensì come il riconoscimento della grande influenza esercitata sul mondo intero. Tale influenza può essere buona o cattiva e non spetta alla rivista dare un giudizio di valore. Perciò, accettando i criteri fissati da ‘Time’, sarebbe stato difficile negare l’assegnazione del riconoscimento per il 2007 proprio a Putin. Infatti, l’influenza del suo governo sulla situazione internazionale non è stata mai così forte come nell’ultimo anno.

Il vecchio ministro degli Esteri staliniano Molotov dichiarò una volta che il suo compito era di assicurare che non ci fosse alcun problema internazionale che avrebbe potuto essere risolto senza la partecipazione o in contrasto con gli interessi dell’Unione Sovietica. L’ideale di Molotov sembra aver trovato compimento grazie all’amministrazione di Putin, la cui lunga mano si fa sentire in ogni area di crisi e di tensione - dall’approvvigionamento energetico del mercato mondiale, alla crisi iraniana o a quella nel Kosovo.

All’interno, Putin continua a godere di un indice di popolarità tra il 70 e l’80%. Gran parte di questa popolarità è stata guadagnata fortuitamente, come frutto di circostanze favorevoli. I tentativi di introdurre l’ordine democratico in Russia negli anni Novanta coincisero con un forte declino economico e rimasero così incompiuti, mentre la ripresa, dopo l’uscita dalla fase in cui l’economia aveva toccato il fondo, coincise proprio con l’arrivo di Putin al potere. Questi, senza alcun merito, diventò beneficiario della vertiginosa crescita dei prezzi delle risorse energetiche e dello sviluppo del settore privato russo. Ciononostante, l’opinione pubblica attribuisce a Putin tutti i meriti per il superamento della crisi economica.

Per un giudizio equilibrato, però, dobbiamo dare a Putin quello che è di Putin. Già alla fine degli anni Sessanta il politologo Samuel Huntington, nell’influente volume “L’ordine politico nelle società in mutamento”, ha dimostrato che lo sviluppo di una forte autorità politica è necessario per lo sviluppo economico e deve precedere l’ordine democratico. Il merito per il rafforzamento della “verticale del potere” può essere attribuito quasi esclusivamente a Putin. E’ proprio il consolidamento del potere centrale che ha permesso alla Russia di risollevarsi come una grande potenza internazionale.

Vi sono certamente luci e ombre nell’operato del Presidente anche in questo campo. L’esperienza delle transizioni post-autoritarie nei paesi dell’America Latina e del Sud-Est asiatico, così come quelle post-comuniste nell’Europa Orientale, ha dimostrato che la strada ottimale per le riforme sarebbe stata non il rafforzamento indiscriminato dello stato come ha fatto Putin, bensì l’arretramento della presenza pubblica in alcune aree e il suo rafforzamento in altre. L’estensione dell’azione statale a tutto campo, invece, ha provocato un simultaneo indebolimento della capacità amministrativa e una perdita di controllo sull’apparato e sui vari ranghi della burocrazia. L’aumento della corruzione è stata l’inevitabile conseguenza.

Il modo, poi, con cui Putin è riuscito a risolvere il problema del passaggio del potere presidenziale al suo successore, ha provocato molti dubbi e addirittura ilarità nei mass media russi e internazionali. Non si può negare, tuttavia, l’ingegnosità del Presidente nel realizzare questo passaggio senza violare le regole stabilite dalla Costituzione. Pertanto, l’opinione pubblica russa ha accolto il giudizio della rivista “Time” come un riconoscimento dovuto che riflette il consenso popolare intorno alla figura di Putin.

E’ importante indicare, infine, un’altra fonte della popolarità del capo del Cremlino: un Presidente sportivo, astemio e buon padre di famiglia esercita una forte attrazione sulla parte femminile della popolazione, in un paese in cui l’alcolismo è la ragione principale della morte del 20% dei maschi russi di età tra i 25 e i 60 anni, l’aspettativa di vita maschile è ridotta ai soli 59 anni contro il 72 anni delle donne e il consumo di forti bevande alcoliche sta aumentando rapidamente e supera oggi del 50% quello dei paesi nord europei come l’Inghilterra. Non è un caso, se il partito del Presidente “Russia unita”, diversamente dagli altri maggiori partiti del mondo, tra gli iscritti conta il 60% di donne contro il 40% di uomini.

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1 COMMENT

  1. Putin sarà davvero uomo
    Putin sarà davvero uomo dell’anno per conformità ai canoni del Time, ma mi sembra troppo “farlocca” la validità dell’indice di popolarità. Se il variegato popolo russo non fosse ottenebrato e dipendente dall’alcol (o da qualunque altra sostanza mentalmente debilitante a monopolio statale), se non fosse davvero così tanto sotto il controllo manipolatorio dello Stato, Putin sarebbe ancora così popolare?

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