Perché un’ulteriore crescita della spesa per pensioni e assistenza è dannosa

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Perché un’ulteriore crescita della spesa per pensioni e assistenza è dannosa

18 Gennaio 2010

Il Nucleo di valutazione della spesa previdenziale (Nvsp) è un organismo di carattere collegiale istituito ai sensi della legge n.335 del 1995 (la riforma Dini) che, alle dirette dipendenze del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, ha il compito di monitorare annualmente gli andamenti finanziari del sistema pensionistico obbligatorio, mediante la presentazione di un rapporto che il Ministro deve rendere pubblico e trasmettere al Parlamento.

Il rapporto del 2009, consegnato dal Nucleo nel novembre, è stato inserito nel sito del Ministero nei giorni scorsi. Come sempre accade, questi rapporti prendono a riferimento, necessariamente, dati consolidati. E quindi risalenti almeno al 2008, visto che quelli consuntivi del 2009 si avranno, da parte degli enti previdenziali, soltanto a luglio dell’anno in corso. Il fatto che si parli degli andamenti del 2008 non sarebbe un problema se, nel 2009, non fosse intervenuta una delle più gravi crisi del dopoguerra con effetti negativi che hanno interessato tutti i settori della vita sociale e dell’economia, compresa la previdenza.

Per comprendere la rilevanza del fenomeno è sufficiente considerare due aspetti. Il primo riguarda l’incidenza della spesa sul pil, la quale si ricava da un rapporto che ha al denominatore il prodotto e al numeratore la spesa. Nel 2009, la cifra posta al numeratore è cresciuta – come d’uso – in termini fisiologici (per effetto dell’adeguamento all’inflazione e del miglioramento dei trattamenti medi, ecc.), quella al denominatore è diminuita sensibilmente per le ragioni arcinote. Il secondo aspetto concerne il meccanismo di rivalutazione dei montanti accreditati nel sistema contributivo. Essendo il parametro assunto quello del pil nominale, è chiaro che nel 2009 si è determinata, nei fatti, una perdita di ricchezza pensionistica (essendo negativo il dato del prodotto) che non potrà essere recuperata nel breve tempo. Pertanto, secondo il Nvsp, già nel 2010 il livello del rapporto potrebbe attestarsi su di un importo prossimo al 15% "per effetto della dinamica negativa del pil indotta dalla crisi economica".

Quanto alle prospettive di più lungo periodo, il Nucleo ne accenna brevemente nelle conclusioni del rapporto. Pur ritenendo conclusa la stagione delle grandi riforme (per il Nvsp rimarrebbero soltanto problemi di manutenzione) grazie anche all’effetto positivo proveniente dalla revisione dei coefficienti di trasformazione e dalle misure – tra cui l’aggancio automatico dell’età pensionabile all’andamento dell’attesa di vita – introdotte nel luglio scorso, il Nucleo ha finito per svolgere alcune considerazioni che danno da pensare e inducono ad archiviare ogni facile ottimismo.

"La transizione – è scritto nel rapporto – rimane problematica". I rischi di percorso sono molteplici a partire da una crescita insufficiente e da una situazione dell’occupazione ancora lontana dagli obiettivi di Lisbona. Tutto ciò rende più difficile "l’equilibrio intertemporale di medio periodo di un sistema a ripartizione qual’è il nostro". Per l’insieme di queste osservazioni – conclude il rapporto – tenuto conto dell’elevato debito pubblico che grava sul bilancio dello Stato (in misura di 30mila euro pro capite, neonati inclusi) ma soprattutto sulle giovani generazioni e che limita le possibilità di intervento pubblico in settori vitali e maggiormente rivolti allo sviluppo, alla ricerca e alle nuove opportunità per le giovani generazioni, "occorre una presa di coscienza collettiva e bipartisan per evitare qualsiasi ulteriore crescita della spesa per pensioni e assistenza". E ha ragione. Gli osservatori internazionali sono molto attenti a quanto avviene in tema di pensioni. Una sbandata in questo campo può avere ripercussioni negative sulla tenuta dei tassi di interesse.

Gli effetti delle sbandate, delle parole in libertà, il Governo li ha misurati nel giorni scorsi, quando con troppa disinvoltura, aveva ripescato la riforma del fisco come se potesse essere un obiettivo a breve. E’ toccato poi allo stesso premier Silvio Berlusconi andare in conferenza stampa a dichiarare che, per adesso, non se ne sarebbe fatto niente, soltanto per tranquillizzare i mercati e scongiurare un tonfo dei nostri titoli.