Persino Carlà ha smesso di credere nel falso mito dei radical chic di sinistra
01 Febbraio 2011
di Simply Blue
Abbiamo appreso che la nostra beneamata Carlà Bruni non è più di sinistra. La clamorosa rivelazione che ha fatto lei stessa in un’intervista al quotidiano Le Parisien spiega che era di sinistra quando era "bobo", acronimo francese derivato dai termini "bourgeois-bohemien", e cioè i ricchi con atteggiamenti anti-conformisti. "Facevo parte di una comunità di artisti", spiega Carlà, "eravamo bobo, di sinistra, ma a quell’epoca votavo in Italia. In Francia non ho mai votato per la sinistra e non è adesso che comincerò a farlo. Non mi sento più di sinistra". In soldoni, lei votava sinistra in Italia da radical chic, come chiamiamo noi questa categoria di votanti sui generis, progenie fin troppo presente e ottimamente rappresentata come dimostrano le frequentazioni della "bobo" in salsa italiana Conchita de Gregorio, che si divide tra la redazione dell’Unità e le feste in ville lussuose con Vip e imprenditori illuminati.
Venendo alle cose campane, leggendo le storie che accomunano le icone della sinistra nostrana – e tralasciando per il momento le preferenze immobiliari della famiglia Fini – viene da pensare ai "bobo" napoletani, o sarebbe meglio chiamarli "baba", acronimo di "Bassoliniani-babbuini", che si sono abbeverati per circa vent’anni alla fonte inquinatissima del falso rinascimento. Come ancora oggi le cronache giudiziarie dimostrano, prescindendo dalle responsabilità penali delle azioni del presidente/commissario ancora tutte da dimostrare, emerge uno spaccato chiarissimo della saldatura tra un potere di stampo clientelare ed una certa borghesia napoletana che di illuminato ha avuto solo il conto bancario, in molti casi a discapito anche del territorio nel quale vive.
Poco avvezzi al mercato vero, ma molto disinvolti nei pubblici uffici, i rappresentanti del melting pot di interessi tra la peggiore borghesia e il miglior populismo ha compiuto il vero miracolo di peggiorare una situazione sociale che agli inizi degli anni ’90 sembrava aver toccato il punto più basso. Eppure, nel corso degli anni successivi in tanti hanno continuato a scavare, facendo sprofondare sempre di più il livello di vivibilità di Napoli sino a portarlo ai minimi storici.
Accanto a coloro che hanno fatto i propri interessi esistono, però, tante persone perbene, produttive che credono poco nel potere salvifico della politica, ma che si dannano dalla mattina alla sera per competere nonostante quello che chi ha governato il nostro territorio è riuscito a produrre. Questi "babà", questa volta in senso affettuoso, sono quelli a cui il centrodestra campano deve guardare con assoluta precedenza, perché molti di loro avevano creduto in buona fede alla svolta bassoliniana senza approfittarne per i propri affari, ma sono altrettanto pronti a credere nella svolta di un centrodestra capace di mettere in campo una classe dirigente che li merita. A questa gente bisogna dare al più presto una risposta, che sia all’altezza di quella dell’attuale governatore della Regione Stefano Caldoro e che sia in grado di vincere e convincere.
