Perù. Scontri in Amazzonia, più di 30 morti tra agenti di polizia e indigeni

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Perù. Scontri in Amazzonia, più di 30 morti tra agenti di polizia e indigeni

07 Giugno 2009

Il governo peruviano ha decretato coprifuoco dalle 15 locali di ieri (le 22 in Italia) alle 06:00 di oggi (le 13:00 italiane) nelle province amazzoniche di Bagua e Utcubamba, 900 chilometri al nord est di Lima, dove si sono verificati sanguinosi scontri tra forze dell’ordine e migliaia di membri delle comunità indigene, che protestano da oltre due mesi contro decreti che consentono lo sfruttamento delle risorse delle loro terre ancestrali. Lo ha reso noto il primo ministro, Yehude Simon.

Simon ha anche confermato che tra venerdi e sabato i dimostranti "hanno assassinato a sangue freddo 22 agenti della polizia" e che altri 24 sono rimasti feriti. Il primo ministro ha inoltre aggiunto che tra gli indigeni vi sono stati 9 morti, 155 feriti, 48 dei quali per colpi d’arma da fuoco. Un’ottantina di dimostranti sono stati arrestati.

Nel frattempo, Alberto Pizango, presidente dell’Aidesep (la principale associazione delle comunità indigene dell’Amazzonia peruviana) si è rifugiato in Bolivia. A riferirlo è stato lo stesso Pizango, precisando di aver lasciato il Paese per sfuggire all’ordine di cattura contro di lui in seguito ai violenti scontri di ieri tra indigeni e polizia che hanno causato più di 30 morti. Pizango avrebbe raggiunto la vicina Bolivia via terra, attraversando la provincia di Puno, ha reso noto l’emittente Radioprogramas del Perù.

Secondo l’Ordine dei medici locale, organizzazioni civili e leader etnici, gli indigeni uccisi sono invece 25.