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Pescara. Arrestato il sindaco Luciano D’Alfonso (Pd)

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Il sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso è stato arrestato nel corso della notte. Con lui sono stati arrestati anche il suo collaboratore e funzionario comunale Guido Dezio e l'imprenditore Massimo de Cesaris titolare insieme al padre della società Fidia che ha vinto l'appalto per la gestione dei servizi cimiteriali. L'accusa sarebbe di associazione per delinquere, concussione, abuso e falso ideologico e truffa per D'Alfonso e Dezio, corruzione per De Cesaris.

Da fonti della Procura si apprende che al Dezio sarebbero stati trovati elenchi di passaggio di denaro da parte della ditta di De Cesaris nel corso di una ulteriore perquisizione nella sua abitazione. Secondo la Procura sarebbero stati poi riscontrati effettivamente movimenti di denaro, con tanto di prove.

Nel colloquio della scorsa settimana con il pm Varone D'Alfonso si sarebbe difeso dicendo di non sapere nulla di questi movimenti, e avrebbe anche confermato al giudice le sue dimissioni - da sindaco e da segretario regionale del Pd - ma l'atto non è stato sufficiente ad impedire al Gip De Ninis di emettere il provvedimento restrittivo.

Gli arresti domiciliari sono stati notificati intorno alle 23 dalla Squadra Mobile di Pescara.

Oltre ai tre arrestati di ieri sera ci sono altri 35 indagati nell'inchiesta, tra i quali anche Carlo Toto, patron di Airone, ed il figlio di quest'ultimo, Alfonso. L'ha confermato il Pm Gennaro Varone ai giornalisti. Il filone degli appalti cimiteriali è solo uno, e Toto è indagato nel filone che riguarda la riqualificazione dell'Area di Risulta dell'ex ferrovia di Pescara. Il sindaco di Pescara era stato raggiunto da un'informazione di garanzia il 3 luglio scorso. Tra i capi d'imputazione anche quello di truffa per distrazione di denaro per pubblicità istituzionale e peculato per beni pubblici: Nel caso dei rapporti con Carlo Toto i giudici contestano l'uso gratuito per viaggi personali di aerei nel capitolo di corruzione per l'Area di Risulta.

Il Gip De Ninis deve ancora stilare il calendario degli interrogatori ma si è appreso che sono probabili delle misure interdittive con la sospensione dai pubblici uffici . A determinare la prima parte dell'indagine sono stati alcuni appunti sequestrati all'ex braccio destro del sindaco Guido Dezio, anche lui ai domiciliari, dove sono stati accertati versamenti di denaro di imprenditori con riscontri bancari. Tra i 35 indagati risulterebbero molti imprenditori pescaresi.

È ora in corso un vertice in procura a Pescara nell'ambito dell'inchiesta in oggetto. Al vertice partecipano il capo della squadra mobile Nicola Zupo e il procuratore capo Nicola Trifuoggi, che sono riuniti per fare il bilancio dell'indagine ed eventualmente coordinare nuove azioni.

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