Pirateria. I nove pirati somali saranno trasferiti in un carcere italiano

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Pirateria. I nove pirati somali saranno trasferiti in un carcere italiano

25 Maggio 2009

Potranno essere trasferiti presto in un carcere italiano i nove pirati somali arrestati venerdì scorso dagli uomini della Marina Militare italiana dopo il tentato attacco a un mercantile nel golfo di Aden.

Il gip di Roma, Riccardo Amoroso, accogliendo le richieste dei pm Giancarlo Amato e Pietro Saviotti, ha disposto che i nove arrestati restino provvisoriamente in custodia cautelare sulla nave Maestrale. Ma al più presto, secondo quanto deciso dal giudice dovranno essere portati in carcere in Italia.

I nove pirati, sentiti oggi in videoconferenza dai magistrati italiani, avrebbero spiegato di essere stati costretti ad assaltare e tentate il sequestro del mercantile da mandanti di cui ignorano l’identità. Adesso spetterà al ministero della Difesa, in collaborazione con l’Aeronautica Militare e i carabinieri, organizzare il rientro dei pirati in Italia e il loro trasferimento in una struttura penitenziaria in attesa del processo.

"Siamo stati costretti da persone di cui non sappiamo i nomi a sequestrare una nave nel golfo di Aden" hanno detto al gip di Roma i nove pirati somali. Secondo il racconto fatto ai magistrati, i somali hanno sostenuto di essere stati minacciati, da persone a loro sconosciute, del sequestro dei loro familiari qualora non avessero compiuto l’assalto di una nave. La scelta dell’abbordaggio alla "Maria K" sarebbe invece stata casuale. "È stata la prima nave che ci siamo trovati davanti – hanno aggiunto – ci hanno minacciato. Ci hanno detto che avrebbero ucciso i nostri familiari".

I nove pirati hanno negato con forza la finalità di terrorismo per la loro azione, confermando che avevano tante armi; tutte buttate in mare, tranne un kalashnikov, trovate in loro possesso dai militari italiani durante le fasi dell’arresto. "I nove somali – ha detto l’avvocato Francesca Baldassarra, nominata difensore d’ufficio – si sono dimostrati sereni, tranquilli e soddisfatti del trattamento che hanno ricevuto a bordo. Sono sicura che il fatto alla fine si ridimensionerà".

L’udienza di convalida degli arresti ha visto l’atto istruttorio compiersi in video conferenza tra la nave ‘Maestrale’ (dove i nove pirati somali sono trattenuti) e la sede del Comando in capo della Squadra navale della Marina militare. Sulla ‘Maestrale’ i nove sono stati rinchiusi in tre celle create ad hoc con pannelli prefabbricati e sono guardati a vista da militari del battaglione San Marco. Inoltre nelle celle sono stati messi tappeti in direzione della Mecca per consentire loro di pregare. Il tutto nell’hangar, individuato dopo una mappatura a bordo, come l’area più dignitosa per i pirati e più sicura per l’equipaggio. Tutta la mappatura è stata fatta con la consulenza della polizia penitenziaria italiana.