Polonia: Jaruzelski accusato di “crimine comunista”
18 Aprile 2007
di Redazione
L’Istituto
per la memoria nazionale polacco (Ipn) ha formalmente accusato di “crimine
comunista” il generale Wojciech Jaruzelski per aver decretato la legge
marziale nel 1981 al tempo di Solidarnosc.
Continua
così la resa dei conti della Polonia con il comunismo. L’Ipn, che studia e indaga sugli archivi di Stato in
riferimento al periodo della dittatura comunista in Polonia, ha avviato
procedimenti di “Lustracja” (verifica anti comunista) contro
l’ex-arcivescovo di Varsavia, Stanislaw Wielgus, e l’attuale ministro delle
Finanze, Zyta Gilowska, accusati di aver collaborato con i servizi segreti
comunisti.
Oltre
a Jaruzelski, sono state depositate accuse contro altre otto persone, fra cui il
generale Czeslaw Kiszczak e il segretario dell’allora Partito comunista polacco,
Stanislaw Kania.
“L’atto
d’accusa è rivolto contro gli iniziatori e gli esecutori materiali della legge
marziale del 1981″, ha spiegato Andrzej Drogon, direttore del dipartimento
per i crimini contro la nazione polacca dell’IPN di Katowice.
Il 13 dicembre
del 1981, su spinta di Mosca, preoccupata per la crescente opposizione interna
al regime comunista polacco, Jaruzelski proclamò l’instaurazione dello stato di guerra
e divenne il capo del Consiglio Militare di Salute Nazionale. In virtù
delle leggi militari, vennero sciolti o sospesero la loro attività tutte le
organizzazioni politiche tranne, ovviamente, il Partito Operaio Unificato
Polacco (Poup).
“Siamo
consapevoli del peso delle nostre accuse – ha continuato Drogon – spero che si
possa giungere ad una svolta per fare giustizia in una questione così
importante del nostro passato”. Il generale Jaruzelski, 84 anni, rischia
una condanna a 10 anni di reclusione. Gli altri imputati invece pene dagli 8 ai
3 anni.
