Povero Cav.!

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Povero Cav.!

12 Ottobre 2007

Nella vita
politica c’è un grande movimento in superficie che produce acque torbide. Ma in
profondità la situazione è statica, appesa ad un interrogativo al quale solo i
prossimi mesi potranno dare risposta: ce la farà Silvio Berlusconi a sfondare
le fila della maggioranza e a mandare a casa Prodi?
I suoi alleati – An, Lega e
Udc – aspettano increduli come le tre civette sul comò della nota filastrocca.
Se l’azione di sfondamento del Cav. avrà successo si accoderanno, come di
consueto. Se fallirà hanno già pronta la cerbottana per sparargli contro gli
accordi su pseudo-riforme istituzionali concordati con Violante e quelli, ben
più acuminati, sulla legge elettorale che Udc e Lega hanno già messo a punto
con la sinistra, se non fosse per la benedizione veltroniana che si fa
attendere. I suoi nemici storici, invece, paradossalmente, sembrano oggi dargli
una mano. De Benedetti, Mieli, Montezemolo, Santoro hanno lo stesso obbiettivo
immediato del Cav: fare fuori Prodi. Si comportano come i padroni di un
appartamento che, alle prese con un inquilino che non vuole sloggiare, sono
pronti a utilizzare uno spericolato incursore senza sporcarsi le mani. Sicuri
che, una volta cacciato l’intruso, l’incursore sarà liquidato e la casa tornerà
di loro proprietà.

Non sappiamo
se i calcoli di alleati e avversari si riveleranno esatti ma siamo certi che il
Cav. e il suo partito farebbero bene a tenerne conto. Se non riusciranno a far
cadere il governo, dovranno fronteggiare il tentativo per linee interne
d’isolare Forza Italia e il suo leader. Ma se, invece, il disarcionamento di
Prodi sarà coronato da successo, si sarà soltanto a metà dell’opera. A quel
punto si aprirà la partita finale. Da una parte chi spingerà per le elezioni
subito; dall’altra tutti gli altri disponibili a qualunque nefandezza pur di
non riconsegnare il Paese al “tiranno”. Partiranno a quel punto (o forse anche
prima se nel frattempo gli avversari del Cav. avranno assimilato i precetti
della guerra preventiva) nuovi missili giudiziari da Milano e da Palermo; si
disegnerà la legge elettorale vigente al pari di un nuovo Olocausto del quale
bloccare il perpetuarsi; ci saranno appelli alti, forti, autorevoli al bene
comune del Paese (che ovviamente non comprende mai quello degli apolidi del
centro-destra). E, infine, si proporrà un governo di transizione in nome
dell’antipolitica, presieduto da personalità illibata. Giusto il tempo di
utilizzare la ben più robusta sponda di Veltroni al fine di mettere in campo
qualcosa sulla quale non pesi lo schiacciante ricordo dell’esperienza di questo
governo.

Per carità: se
non si arriverà a forzare la Costituzione questo tentativo, per quanto
politicamente putrido, è senz’altro legittimo da parte di chi ritiene
Berlusconi la tabe di questo Paese. Quel che è più difficile comprendere è
perché una parte di coloro che fanno parte dell’opposizione legale a questo
governo, si stiano preparando a dargli una mano. L’occhio strizzato
all’antipolitica da una parte di An, dai Circoli della Brambilla e quant’altri,
rischiano di assumere oggettivamente questo significato. Soprattutto
allorquando si schiude l’uscio persino a Di Pietro che ha storicamente
rappresentato, per il centro-destra, la linea del Piave, dove cioè
l’anti-politica incontra il garantismo e si deve arrestare.

Povero Cav.,
verrebbe da dire, circondato da alcuni amici che cercano d’utilizzarlo come
mulo per essere condotti in vetta a una montagna che non saprebbero come
salire. E altri che, forse per incoscienza, stanno tirando la volata ai suoi
peggiori nemici di un domani ormai alle porte. Non vorremmo essere nei suoi
panni. Ma se ci è consentito dargli un consiglio, tra gli uni e gli altri al
posto suo sceglieremo i primi: sono più sperimentati. Irriconoscenti e un po’
infingardi ma almeno non fanno male.