Processo Abu Omar. Attesa decisione su rigetto
10 Marzo 2009
di Redazione
Questa mattina il governo italiano ha chiesto alla Corte Costituzionale di rigettare il processo contro le spie americane e italiane, accusate del rapimento di Hassan Mustafa Osama Nasr – meglio conosciuto come Abu Omar, sospettato di terrorismo – sulla base delle argomentazioni degli avvocati che sostengono che il caso violi le leggi di segretezza.
Ventisei americani e sette italiani sono accusati di aver sequestrato nelle strade di Milano l’imam musulmano e di averlo portato in Egitto nel 2003. Abu Omar ha dichiarato di essere stato torturato e tenuto in ostaggio per anni senza alcuna accusa. I gruppi dei diritti umani accusano Washington e i suoi alleati di aver violato il diritto internazionale per aver messo in atto un rapimento coatto, meglio conosciuto come "detenzione illegale" (la cosiddetta extraordinary rendition).
Secondo alcune fonti, Abu Omar fu liberato una prima volta dopo circa un anno, ma sarebbe stato riarrestato perché avrebbe violato un patto di riservatezza (accettato in precedenza per essere rilasciato), chiamando la famiglia in Italia e raccontando le torture subite. Sembra sia stato liberato una seconda volta nel febbraio 2007, ma le autorità egiziane gli avrebbero vietato l’espatrio.
Ha perciò denunciato le violenze subite e espresso la volontà di tornare in Italia, dove comunque lo attende un’ordinanza di arresto per le attività di terrorismo per cui era indagato. Abu Omar ha dichiarato di aver fiducia nella giustizia italiana e di voler perseguire i torti subiti e far valere i suoi diritti nei tribunali italiani. Avrebbe, secondo le sue dichiarazioni, rifiutato un accordo con la CIA che prevedeva 2 milioni di dollari e la cittadinanza per lui e la sua famiglia in cambio del silenzio sulla sua vicenda.
I vari governi italiani che si sono succeduti negli ultimi anni, pur negando qualsiasi ruolo dello Stato nella scomparsa di Abu Omar, hanno sostenuto che i procuratori sono riusciti a portare in processo la causa solo a costo di violare le norme che disciplinano la sicurezza nazionale. Dopo anni di procedimenti legali, in ogni caso, la questione è arrivata di fronte alla Corte Costituzionale.
"Se la posizione del governo viene accolta dalla Corte Costituzionale, certe prove non potranno essere utilizzate durante il processo", ha dichiarato alla Reuters Ignazio Francesco Caramazza, uno degli avvocati che difendono la posizione dello Stato. Secondo il legale, il governo vorrebbe che la Corte annulli il processo, poiché i capi d’accusa sono stati basati almeno in parte su prove non divulgate, precisando che in nessun caso lo Stato si è opposto a un processo futuro, purché le regole sulla segretezza siano rispettate.
Dal canto suo, uno degli avvocati che rappresenta la procura ha dichiarato che sosterrà davanti alla Corte che le regole di segretezza dello Stato non sono mai state violate durante le indagini sul rapimento. Nonostante ciò, potrebbe accadere che una decisione a favore dello Stato riporti i procuratori di nuovo alla fase iniziale della raccolta delle prove testimoniali e della definizione di nuovi capi d’accusa. Alessandro Pace, avvocato che discuterà la causa in nome dei procuratori, ha dichiarato alla Reuters che" se questo dovesse accadere, il decreto che ha disposto il processo verrebbe annullato. Si dovrebbe ricominciare dall’inizio".
Washington, d’altra parte, ha difeso le detenzioni illegali come uno strumento valido per contrastare il terrorismo e ha rifiutato le accuse di aver torturato i prigionieri. Il nuovo direttore della CIA, Leon Panetta, fresco di nomina, ha detto che le detenzioni illegali saranno ancora consentite anche se ha assicurato che, in questi casi, i sospettati verranno trattati con umanità.
Il verdetto a porte chiuse potrebbe arrivare già da oggi. Data la complessità del caso però gli osservatori ritengono che la decisione potrebbe richiedere vari giorni.
