Prodi riceve il premier sudanese responsabile del Darfur
14 Settembre 2007
di Redazione
Si è concluso l’incontro tra il premier, Romano Prodi, e il
presidente della Repubblica del Sudan Omar Hassan El Bashir. La riunione aveva
sollevato, nei giorni passati, le critiche di 25 europarlamentari, che avevano
ammonito il Presidente del Consiglio di fare attenzione al modo in cui avrebbe
accolto Bashir.
“Anche l’Italia farà la sua parte, la partecipazione sarà
non solo finanziaria”. È quanto ha dichiarato oggi il presidente del Consiglio
Romano Prodi al termine dell’incontro con il presidente della Repubblica del
Sudan, Omar Hassan El Bashir.
Prodi si è detto soddisfatto del colloquio e ha proposto di
mettere a disposizione un fondo italiano a sostegno del processo di pace in
Darfur. Il pacchetto servirebbe per la messa a disposizione dei cosiddetti “asset
pregiati”, cioè aerei, elicotteri e mezzi di trasporto per le truppe e di unità
mobili di formazione per le truppe e un contributo finanziario, da aggiungere a
quello delle Nazioni Unite, per supportare le forze di peacekeeping di Onu e
Unione Africana. “C’è l’impegno a
finanziare l’assistenza umanitaria – ha aggiunto Prodi – soprattutto per i
campi profughi del Sudan”.
Entro la fine della prossima settimana il governo intende
stimare il valore di questo fondo, dopo aver confrontato il ministero dell’Economia.
Intanto il presidente della Repubblica del Sudan si è detto disponibile al
cessate il fuoco per favorire l’avvio dei negoziati di pace.
L’incontro tra Prodi e il presidente della Repubblica del
Sudan era stato preceduto da reazioni e proteste. Nei giorni scorsi, infatti,
venticinque europarlamentari, guidati dalla laburista Gleyns Kinnock, hanno
scritto una lettera a Napolitano e Prodi per metterli in guardia sul modo in
cui avrebbero accolto Bashir. Nel testo si legge: “come parlamentari europei abbiamo
ripetutamente chiesto un intervento d aparte dei nostri governi: il primo
ministro Brown e il presidente Sarkozy si sono pubblicamente impegnati per mettere la
parola fine alle violenze in Darfur. Nel frattempo il vostro governo è stato decisamente
in silenzio”.
