Pronto, c’è Agostino (Saccà)?

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Pronto, c’è Agostino (Saccà)?

26 Giugno 2008

“Pronto, c’è Agostino?” “No!” “E la fiction?” Si potrebbe riassumere così, parafrasando il fortunato spot TV di un gelato (“Pronto, c’è Gigi?” “No!” “E la Cremeria?”), tutto il garbuglio delle nuove intercettazioni telefoniche dell’ex direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà, che verranno pubblicate domani da L’Espresso. Roba che scotta, intendiamoci: pare che dalle telefonate emerga addirittura che produttori, dirigenti RAI e dirigenti Mediaset si sentissero per parlare di televisione. Un vero scandalo.

 Ma la parte peggiore, quella che più dovrebbe destare indignazione negli animi di noi tutti, riguarda gli interventi dei politici. A ben pensarci, non è male che il disegno di legge che avrebbe impedito a certa stampa di dare per l’ennesima volta in pasto all’opinione pubblica le conversazioni non sia ancora efficace. Come avremmo scoperto, altrimenti, che a Piero Fassino interessavano, oltre alle banche, anche gli sceneggiati? Al suo portavoce Roberto Cuillo viene addirittura in mente di chiedere a Saccà un video tratto da una “Ma il cielo è sempre più blu” per la Festa dell’Unità (ma dai, chiedere una fiction Rai al direttore di Rai Fiction: che roba obsoleta, non poteva andare su YouTube?). E chi l’avrebbe mai detto che, con quel popo’ di moglie che si ritrova, Mastella simpatizzasse con Alessandra Martinez? E come avremmo potuto sospettare che Francesco Rutelli, oltre a bazzicare i salotti di Roma frequentasse anche le alte dinastie di Napoli, come quella Scicolone?

Ma soprattutto, non avremmo mai compreso la reale ragione della caduta del governo di centrosinistra: altro che Mastella, altro che Veltroni, altro che sinistra radicale, il vero colpevole è Willer Bordon, il quale – passato dalla parte di Berlusconi pur di far lavorare la moglie, l’attrice Rosa Ferraiolo – ha provocato il vero terremoto politico. E noi che avevamo (per poco, eh!) creduto che Prodi fosse caduto perché non ha saputo governare.  

Su una cosa almeno, però, hanno ragione, gli zelanti giornalisti de L’Espresso – e dietro di loro, i solerti magistrati della procura di Napoli: il buon Agostino non ne esce certo bene. Ma come si fa, dico io, da direttore di Rai Fiction, a non riuscire neppure a pilotare il provino della moglie del braccio destro di Letizia Moratti? Non vorrà mica farci credere che non poteva dire una parolina in più per Giuditta Saltarini, segnalata da Gianni Letta eppure scartata (da un capostruttura!) per “Un posto al sole”? E che dire della miniserie “Angelica” prodotta dalla moglie di Giuliano Urbani, mai decollata nonostante l’”interessamento” del povero Saccà? Per non parlare delle tante e tante richieste cui l’ex dirigente ha detto impunemente di sì, e di cui non si dice come sia andata a finire – ma visti i precedenti, lo possiamo immaginare. Altro che “galassia di potenziali conflitti di interessi”, altro che “sistema di scambi di favori”: diciamolo, Agostino Saccà come direttore di Rai Fiction era un vero disastro. In fondo, ha fatto bene a dimettersi: uno così, in Rai, poteva fare al massimo il centralinista.

Paola Liberace