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“Putin punta a dividere l’opinione pubblica europea”

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intervista a Steven Pifer di Bernd Bergmann

Il comportamento della Russia nei confronti del mondo occidentale è spesso contraddittorio. E’ un fatto innegabile che l’Europa occidentale è dipendente dall’importazione del gas e del petrolio provenienti dalla Russia. Ma il fatto che Mosca sembra pronto sfruttare la sua posizione di esportatore energetico preoccupa molti osservatori. Quali sono le ragioni per cui il governo di Putin si mostra così aggressivo? Ultimamente, la controversia concernente il sistema antimissilistico ha messo di nuovo in crisi il rapporto tra la Russia e la Nato. La Russia ha perfino minacciato di prendere nel mirino le città europee. Perché la Russia si presenta sempre più minacciosa? Ne parliamo con Steven Pifer, già ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina e vice-sottosegretario al Dipartimento di Stato, oggi esperto di Russia ed Europa orientale al Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington.

A suo parere per quale motivo il Cremlino si sta opponendo con forza all’installazione di un sistema antimissilistico in Polonia e Repubblica Ceca da parte degli Stati Uniti?

Nonostante la tanta retorica di Mosca, è molto difficile credere che i russi considerino davvero il piano americano per lo scudo stellare in Europa una seria minaccia per la loro sicurezza. Dal punto di vista militare, i russi sanno perfettamente che gli intercettori che verrebbero schierati in Polonia non sarebbero mai in grado di neutralizzare i loro sofisticati missili balistici. Inoltre, se l’intenzione americana fosse quella di difendersi da un possibile attacco balistico da parte russa, la Polonia non sarebbe il posto ideale dove stabilire il sistema antimissilistico. La Polonia, invece, si trova in una posizione ottimale per gli intercettori che sarebbero finalizzati a proteggere l’Europa e l’America da un attacco iraniano con missili a lunga gittata. Piuttosto, dal momento che il piano degli Stati Uniti non costituisce una minaccia per la sicurezza russa, Mosca non vede di buon occhio il dispiegamento d’infrastrutture militare americane sul territorio di due paesi che sono entrati a far parte della Nato negli ultimi dieci anni. La retorica di Putin punta a dividere l’opinione pubblica della Polonia, della Repubblica Ceca e degli altri paesi europei, in maniera del tutto simile alla campagna portata avanti senza successo dal Cremlino negli anni Ottanta contro lo schieramento in Europa dei Pershing e dei Cruise.

Quali sono stati i fattori che hanno reso il Cremlino così aggressivo negli ultimi due anni? Perché Mosca si sta contrapponendo sistematicamente all’Occidente su un vasto numero di questioni?

Negli ultimi anni la Russia ha largamente beneficiato degli alti prezzi del petrolio e del gas, tanto è vero che il settore energetico oggi produce il 20-25 per cento del prodotto interno lordo. La rinnovata forza economica, insieme alla convinzione che le esportazioni d’idrocarburi possono essere utilizzate efficacemente come strumento per rafforzare il proprio status internazionale, ha certamente dato impulso a una politica estera più assertiva da parte di Mosca. Questo atteggiamento riflette anche la percezione, giusta o sbagliata, che l’Occidente abbia tratto vantaggio dalla debolezza del paese negli anni Novanta a danno dell’interesse nazionale russo.    

Quali sono stati i principali errori commessi dall’Occidente nei rapporti con la Russia a partire dal dissolvimento dell’Unione Sovietica?

Negli anni Novanta, l’Occidente ha garantito alla Russia un’assistenza significativa nel facilitarne la transizione all’economia di mercato dalla rovina di ciò che era stata l’Unione Sovietica. Gli Stati Uniti e l’Europa forse avrebbero potuto fare di più, ma va anche detto che gli aiuti di cui la Russia ha beneficiato sono finiti troppo spesso nelle mani sbagliate. Sono certo che le relazioni con la Russia sarebbero state migliori se l’Occidente avesse scelto di non allargare la Nato e l’Ue,  ma sarebbe stato giusto deludere la legittima aspirazione dei paesi dell’Europa centrale e orientale d’integrarsi pienamente nelle strutture euro-atlantiche? Oggettivamente gli allargamenti che ci sono stati non minacciano la Russia, ma molti russi hanno scelto di considerarli alla stregua di una minaccia.    

Dal punto di vista dei rapporti tra Stati Uniti e Russia, nel 2002 Bush e Putin hanno stilato un’ampia agenda per la cooperazione bilaterale in aree come il commercio e gli investimenti, l’energia, la difesa missilistica e scambi culturali. Sfortunatamente l’intesa tra i due presidenti si è incrinata a causa di altre questioni come la guerra in Iraq e la deriva autoritaria di Putin in Russia, e sia Washington che Mosca hanno accantonato l’agenda che avevano concordato senza tenere conto a sufficienza dei reciproci interessi. Di conseguenza, i rapporti si sono incrinati fino a raggiungere lo stato di tensione attuale.

La possibile entrata di Ucraina e Georgia nella Nato è un argomento molto sensibile in Russia. Nonostante l’opposizione di Mosca, pensa che i due paesi entreranno un giorno a far parte della Nato? Nel caso come reagirebbe la Russia?

La Russia si era già espressa a sfavore dell’allargamento della Nato all’inizio degli anni Novanta, anche se poi l’ingresso di Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria nel 1999 non ha avuto alcuna ricaduta negativa su Mosca in materia di sicurezza. Lo stesso vale per l’ingresso di nuovi sette paesi nel 2004, visto che il confine più sicuro della Russia è divenuto proprio quello occidentale a diretto contatto con Nato ed Ue. L’entrata di Ucraina e Georgia dipenderà dalla loro capacità di raggiungere gli standard democratici, economici e militari dell’Alleanza Atlantica e dalla volontà di unirsi ad essa. Dalla Russia non ci si potrà che aspettare una reazione negativa, in parte perché molti esponenti dell’elite russa preferiscono non prendere atto dei grandi cambiamenti che la Nato ha effettuato negli ultimi quindici anni; ad esempio, le truppe americane in Europa non sono più 300 mila come negli anni Novanta ma circa 60 mila. Sulla base di questi cambiamenti, l’Alleanza Atlantica, anche allargata, non pone alcuna minaccia alla Russia, ma a Mosca riesce più facile pensare alla Nato nei termini ormai anacronistici della guerra fredda.

Molti in Europa giustificano le accuse lanciate da Putin all’Occidente (vedi il suo discorso alla vertice di Monaco sulla sicurezza dello scorso febbraio) sostenendo che Putin è un moderato e che trattare con i personaggi che lo circondano sarebbe ancora più difficile. Crede che questa ipotesi abbia qualche fondamento?    

E’ molto difficile avanzare delle ipotesi su quella che sarà la politica estera del futuro presidente russo. La politica di potenza di Putin riflette la visione della parte maggioritaria dell’elite russa che si occupa di politica estera e di sicurezza. Rimane da vedere se per l’Occidente sarà più facile avere a che fare con il suo successore. Questo dipenderà da chi sarà il successore e da quali politiche deciderà di adottare. E molto dipenderà anche dall’esito delle urne nelle presidenziali americane del 2009.

Pensa che Putin si ritirerà alla scadenza del mandato nel 2008 come stabilito dalla Costituzione? E’ possibile prevedere il nome del suo successore?

Putin ha ripetutamente affermato che si ritirerà alla scadenza del mandato e personalmente gli credo. Questo chiaramente non vuol dire che rinuncerà a occupare una posizione d’influenza. Putin ha detto che renderà noto il candidato che appoggerà alle presidenziali e i sondaggi ci dicono che il supporto di Putin gli farà guadagnare un mucchio di voti. Per quanto riguarda il nome del successore, l’attenzione è focalizzata su due candidati: il vice Primo ministro, Dmitriy Medvedev, e   Sergey Ivanov, anch’egli vice primo ministro. Medvedev è considerato l’esponente più liberale del governo, mentre Ivanov appartiene ai cosiddetti “siloviki”, il gruppo (o i gruppi) che al Cremlino rappresentano le forze di sicurezza e difesa. C’è anche un terzo candidato: Mr. X. Nel 1999, Boris Eltsin ha sollevato Putin dall’anonimato nominandolo primo ministro e dopo presidente de facto. Non è escluso che Putin abbia in mente qualche sorpresa e in tal caso Mr. X verrà rivelato al pubblico non più tardi del prossimo autunno.

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1 COMMENT

  1. Putin punta a dividere l’opinione pubblica europea
    Ho letto il Vs articolo e penso che sia tutto vero
    quello che si dice nell’intervista. Il fatto è che
    purtroppo Putin ha ragione nell’insistere sulla spaccatura dell’opinione pubblica europea poichè
    per anni alcuni partiti nostrani come la Lega
    Nord e Rifondazione comunista ai tempi del Cossovo
    1999-2000 prima e solo Rifondazione Comunista
    ai tempi dei missili cruise 1980-1985 soffiavano
    sul fuoco dell’antiamericanismo spinto dicendo che
    gli USA volevano fare da padroni in Europa.
    Putin che è un ouomo astuto sà di questi sentimenti antiamericani e li sfrutta a suo favore.
    Si potrebbe verificare per assurdo, che gli USA
    dopo aver vinto la 2°gu.mond. e la guerra fredda
    si trovino a perdere la pace del dopo guerra fredda. L’UE deve stare molto attenta a non farsi sfuggire il rapporto privilegiato (per ora con
    gli USA) se non vuole trovarsi sola davanti
    all’orso sovietico.

    E sopratutto deve pensare svilupparsi una politica energetica propria.

    Qui purtroppo entrano in gioco gli interessi della Germania la quale ha rapporti privilegiati con la Russia. La germania prospera con le forniture industriali e la Russia prospera con le
    forniture energetiche. Questi fatti economici fanno si crescere l’UE ma nello stesso tempo la condizionano e la legano al carro Russo in funzione anti USA.

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