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Quagliariello: “Non temo i due forni. Il premier punta anche ai voti moderati”

Non teme la politica dei due - o tre - forni che Matteo Renzi potrebbe sposare. Perché il fenomeno al quale stiamo assistendo - dice Gaetano Quagliariello, neo coordinatore del Nuovo centrodestra - è molto, ma molto più imponente: «Siamo davanti a un possibile cambio di sistema, e nel pieno di una crisi economica, politica e istituzionale. I vecchi schemi non hanno più senso».

E cosa ha senso, oggi?

«Per quanto ci riguarda, avere la consapevolezza che non possiamo essere un partito di lotta e di governo, che dobbiamo muoverci con razionalità, che l’onda che potrebbe alzarsi con il governo Renzi noi possiamo colorarla con i nostri temi forti e chiari, e che abbiamo il dovere di sfruttare questo tempo che ci è stato dato per crescere e far emergere una nuova classe dirigente fondata sul merito».

Sempre che abbiate modo di farlo: la possibilità che Renzi possa attingere ai voti di FI da una parte, e a quelli di una sinistra con annessi fuoriusciti grillini dall’altra, c’è.

«Parlare di forni, di doppie o triple maggioranze è usare categorie tradizionali in un quadro totalmente diverso dal passato. Qui siamo alla maionese impazzita. Con la fine del governo Letta - che si proponeva di mettere insieme i due centri del centrodestra e del centrosinistra per legittimarsi a vicenda, fare le riforme e tornare a dividersi - è cambiato totalmente il quadro. Noi, con l’avvento di Renzi, il suo incontro con Berlusconi e la nascita del nuovo governo abbiamo rischiato molto, ma ne siamo usciti bene. Il che non significa che il quadro sia definito: siamo nel pieno di una crisi di sistema, con la rottura definitiva degli schemi della seconda Repubblica e una ridefinizione degli schieramenti che ancora non si sa a cosa porterà».

Cosa è cambiato con Renzi?

«Abbiamo un premier che è “sdoganato” e può prendere voti nell’area moderata, un rinnovamento nel centrodestra, una nebulosa in movimento nella sinistra, e Forza Italia scissa tra pulsioni estremiste e il tentativo di rientrare in gioco dopo la rottura con il governo Letta, solo che questo tentativo si gioca su un patto più personale che politico e pare ispirato a un continuo “contrordine compagni”».

E voi che ruolo avete in questo magma in movimento?

«Vogliamo essere una forza razionale e innovativa, che si impegna perché il governo non fallisca e anzi si crei un’onda positiva. Vogliamo essere un elemento di equilibrio e di sviluppo del sistema».

Ma nel concreto, supponiamo che Renzi su legge elettorale e riforme tenga fede all’accordo con FI. O, sul lavoro o sui temi etici, cerchi i voti a sinistra. Voi che fate?

«Sul lavoro, intanto, cerchiamo di capire che vuole fare Renzi, perché sinceramente ancora non l’abbiamo ancora capito... Su Ius soli siamo molto vicini a un’intesa, sulle unioni civili sarà un po’ più difficile ma potrebbe non essere un terreno di rottura. Sulle riforme, sono certo che gli accordi presi saranno rispettati».

Veramente sembra che Renzi stia accelerando sulla legge elettorale, che potrebbe essere varata prima e indipendentemente dalle riforme.

«Ecco, qui serve razionalità. Al di là dei patti stretti nelle nostre consultazioni - che pure devono essere rispettati - come si può immaginare di varare una legge che, senza aver riformato il bicameralismo, potrebbe portare una camera al ballottaggio e l’altra no, o addirittura vedere protagonisti diversi nei due ballottaggi? Noi non siamo frenatori, siamo soltanto logici».

E però il patto Berlusconi-Renzi sembra reggere, i due si intendono. Temete un asse anche per il futuro?

«Mi sembra che gli stili e i modelli di comunicazione dei due li avvicinino, capisco anche il dramma umano del Cavaliere che vede nascere un suo emulo nell’altro schieramento... Ma pur considerando un fatto positivo la fine delle ideologie, non credo che a prevalere sarà il pensiero debole: alle istanze, ai valori, alle convinzioni, ai princìpi di chi vota per il centrodestra non si risponde in termine di stile. Ci sono almeno 6 milioni di voti - di chi non ha più votato Berlusconi, più i 3 milioni di chi scelse Monti - che noi dobbiamo cercare di rappresentare».

Significa che con Berlusconi davvero le strade sono ormai separate?

«In questo momento di scomposizione e ricomposizione degli schieramenti, con chi ci alleeremo domani è davvero un discorso da rimandare».

(Tratto da Corriere della Sera)

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