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Quagliariello: “Riforme grazie a Ncd, giudicateci sui risultati”

È uno di quegli accademici entrati in politica per restarci, ma da protagonisti. Non come tanti, che accettano di fare le comparse e schiacciare bottoni in aula. Gaetano Quagliariello, napoletano, classe 1960, ordinario di storia contemporanea alla Luiss, è uno dei liberali che furono attratti subito da Forza Italia, che d'altra parte prometteva rivoluzioni nel nome di Adam Smith. Avvicinandosi a Marcello Pera, aveva scalato molte posizioni per poi abbandonare la nave-Pdl quando, secondo molti, il comandante Berlusconi la stava guidando verso gli scogli, a bordo di una lancia di salvataggio chiamata Ncd. Non solo per evitare il naufragio, assicurò lui con gli altri della scialuppa, ma per ricostruire l'intera flotta.

Senatore, da quando vi siete separati dal Pdl, decidendo di continuare a sostenere prima il governo di Enrico Letta e poi quello di Matteo Renzi, dai vostri ex-compagni di partito, oggi in Forza Italia, arrivano spesso pesanti ironie. Vi chiamavano "governisti", mettendo anche in dubbio il vostro apporto all'esecutivo, vi descrivono come proni all'attuale premier. Invece col Jobs Act, del quale vi ascrivete il merito dell'accelerazione sull'articolo 18, rivendicate giustamente il vostro ruolo.

"La politica deve dare risposte ogni giorno ma si misura sul tempo lungo. La verità è che molti di noi le poltrone le hanno messe in forse o le hanno lasciate. Ogni riferimento alla mia persona è puramente voluto (Quagliariello era ministro per le riforme con Letta, ndr). Il problema è un altro...".

E quale?

"Quello che c'ha detto Silvio Berlusconi a inizio legislatura: o si fanno le riforme che per 20 anni non siamo stati in grado di fare, o per l'Italia c'è il declino. Questa frase noi non l'abbiamo dimenticata né messa in forse alla prima curva. Quanto ai meriti sulle riforme, me ne potrei ascrivere anche di personali, per esempio su quella del Senato".

Già, lei, come ministro delle riforme del precedente governo, coordinava il comitato dei 35 saggi...

"Inviterei infatti a prendere il testo della riforma del Senato e confrontarlo con quello uscito dalla commissione, ma prescindiamo dai temi oggetto dell'accordo del Nazareno e concentriamoci sul resto".

Prego...

"Parlo della responsabilità dei magistrati, delle intercettazioni, della giustizia civile; della vertenza sicurezza dove viene riconosciuta alla forze dell'ordine la specificità senza che nessuno si scusi. Parlo, appunto, del lavoro, dove si mettono le premesse per il superamento dell'articolo 18 e di fatto - non lo dico io - si pone un referendum fra Thatcher e Susanna Camusso. Ecco, qualcuno crede che tutto ciò sarebbe stato possibile senza il Ncd al governo? Stiamo facendo le riforme, molte delle quali mancano da 20 anni. Io ne sono orgoglioso. Perché sa quale sarebbe stata l'alternativa?".

Mi dica, senatore....

"Ripetere la favola dell'Italia invasa per colpa di Mare Nostrum, mentre l'Occidente subisce gli sfaceli delle primavere arabe; occhieggiare alla Corea del Nord, annusare il vento della nuova Scozia. Grazie, no! Questo è giocare allo sfascio: si può anche prendere il 10%, ma a che serve?".

Lei ha tracciato l'identikit della Lega Nord salviniana, con cui Forza Italia finirà per allearsi.

"Io voglio che Ncd sia valutato sui fatti. Detto ciò, abbiamo un rapporto leale ma anche chiaro con l'attuale premer, che da quando si è insediato non ho mai neppure incontrato, mentre c'è chi va continuamente a prenderci il caffè".

Lei polemizza col suo ex-compagno di partito Denis Verdini, che sarebbe l'ufficiale di collegamento di B. con Palazzo Chigi?

"Anche in questo caso, ogni riferimento è puramente voluto...".

All'orizzonte c'è la Costituente popolare. Sarà una cosa serie o l'ennesimo partitino?

"Il percorso che privilegiamo riecheggia una antica lezione di Aldo Moro: fare riforme e dissodare un comune terreno istituzionale con gli avversari, che non sono più nemici. E questo significa aiutare la sinistra a fare la sua Bad Godesberg (cittadina tedesca dove nacque la socialdemocrazia, ndr). Contemporaneamente costruire una comunità politica, dove si possano incontrare principi liberali, cristiani, conservatori nel senso più nobile del termine".

Avete cominciato a ragionarne con Udc e Popolari per l'Italia. Tuttavia ci sono anche altri soggetti che potrebbero essere interessati. C'è il post-leghista Flavio Tosi, con cui lei si è incontrato spesso prima delle europee. C'è Corrado Passera, che da qualche parte dovrà atterrare...

"Ncd, con le altre due forze, ha posto il primo nucleo per una grande alternativa popolare, se ci si fermasse lì sarebbe sbagliato: la Costituente non deve essere somma di sigle e di simboli. Io ho presenti due modelli di fusione...".

Quali?

"Il primo è quello da cui nacque Alleanza nazionale che è durata molto. Vide il Msi mettersi insieme a una cosa nata nel Paese, i circoli di Alleanza nazionale, arrivando poi a Fiuggi, dopo un anno. L'altra è la fusione a freddo del Pdl, fatta oltretutto sotto elezioni. Beh fra le due sceglierei la prima. E non certo per gettare la palla in calcio d'angolo?".

Però di Tosi e Passera non mi ha detto niente...

"Dico che la Costituente deve essere aperta a tanti movimenti. Alcuni, nazionali, li ha citati lei, ma io gliene potrei menzionare almeno una ventina, locali, con una dimensione civica molto forte, che si sono costituiti come tali perché non c?è ancora una comunità politica a livello nazionale".

Facciamo qualche nome?

"Penso ai Moderati di Giacomo Portas in Piemonte, all'Unione italiana di Gianfranco Librandi in Lombardia, al movimento di Raffaella Della Binaca in Liguria, di Roberto Di Piazza in Friuli, e potrei andare avanti".

Naturalmente quando questo governo, finita la legislatura, non ci sarà più...

"Perché aspettare la fine della legislatura? Si può partire anche prima".

Ma insomma, quando sarà, voi sarete alternativi a Renzi?

"Fatte le riforme che servono - ed è bene ricordarlo: per evitare un destino di subordinazione europea dell'Italia - e superata la debolezza delle istituzioni italiane, il compito comune sarà finito".

Senatore, B. si metterà di traverso, o lascerà che anche alcuni dei suoi si uniscano o vi farà la guerra?

"È un problema che non mi pongo. Molti di noi pensavano che, alla fine della sua vicenda politica, ci sarebbe stato uno sbocco interno, con una comunità tradizionale segnata dalle innovazioni del berlusconismo ma democratica e scalabile".

Invece, dall'altra parte, c'è stata una chiusura...

"Si insiste nell'ipotesi familiare: dopo Berlusconi si parla di un altro Berlusconi. Quelli di noi che speravano in una evoluzione agevolata dallo stesso B. sono stati sconfitti. Anche da qui la necessità di edificare un'altra storia: non una storia 'contro', ma una storia 'altra'".

Questo nuovo soggetto parte con un'anima cattolico-liberale piuttosto marcata. Però ricordo che, già alla nascita del Ncd, il suo amico Marco Taradash metteva in guardia, chiedendo un soggetto plurale. Lei che ne pensa?

"Che sono assolutamente d'accordo con lui. Anche perché se no amici come ad esempio Fabrizio Cicchitto e Sergio Pizzolante non potrebbero starci. Penso un'altra cosa, meno banale: alcuni dei principii cristiani, oggi, nella situazione che viviamo, confluiscono in un nuovo concetto di laicità. Lo capiamo quando, di fronte alle atrocità commesse contro i cristiani e quindi contro quei principii, anche Barak Obama, uno che sosteneva il superamento dello scontro di civiltà, ha dovuto fare una coalizione di volenterosi".

Una domanda più personale: lei è uno dei tanti esponenti della diaspora radicale presenti oggi in politica. Segno che è stata una grande scuola. Se ne sente tributario?

"Sono andato via dal Partito radicale a 21 anni e oggi ne ho 54, quindi ho doppiato il tempo. Direi che, dopo 20 anni, anche i reati più atroci vanno in prescrizione (ride)".

Addirittura...

"Fu un'incredibile scuola, salvò molti giovani da altri approcci politici disastrosi. Per me fu un'esperienza importante per quanto adolescenziale; uno poi diventa maturo e ciò significa anche comparare la propria evoluzione con alcune nozioni originarie, arrivando a volte a esiti opposti. E' stata un'esperienza di formazione fondamentale e sono ancora grato a chi me l'ha concessa anche se oggi non la penso più come allora e anzi su alcune cose penso il contrario".

(Tratto da Italia Oggi)

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