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Quando la polizia salva la politica

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Ancora una volta dobbiamo ringraziare gli uomini in divisa se la politica italiana non è andata a tappeto. Altro che le citazioni da liceale di Padoa Schioppa in Senato,  quando si diceva certo che “se comandano generali e colonnelli la democrazia non c’è più”

Se la visita di Bush non si è trasformata in un disastro per l’Italia e per il governo lo si deve interamente ai nervi saldi tenuti da polizia e carabinieri davanti agli attacchi dei “pacifisti” inferociti. Fosse stato per la politica e per i politici oggi conteremmo danni  molto più gravi e non solo all’immagine del paese.

E’ stato costretto ad ammetterlo persino il defilatissimo Amato: “Gli agenti si sono comportati come San Sebastiano e hanno retto di fronte a sputi, insulti, sassi e corpi e contundenti: hanno subito l’attacco e evitato i contrattacco, più di così non si poteva chiedergli”.

Invece i manifestanti erano in piazza proprio contro di loro, a cercare ossessivamente la carica e l’incidente, con slogan infami (10, 100, 1000 Raciti) e tutto l’armamentario di provocazioni di cui parla, suo malgrado, il ministro dell’Interno.
 Tra quei manifestanti c’era anche il fior fiore della sinistra radicale, quella che con un piede sta nella maggioranza e con l’altro tira calci ai poliziotti.

Ed è ancora Amato a notare il fatto anche se con il suo dire contorto: “Non posso non cogliere la singolarità di un premier che incontra un capo di Stato straniero, mentre in una piazza a 300 metri di distanza, partiti che sostengono la sua maggioranza, manifestano contro”.

“Non potere non cogliere la singolarità” è un po’ poco, caro ministro, specie se quel premier è il tuo premier.  Se colleghi di maggioranza sputano e insultano i tuoi poliziotti, non si può non prendere le valige e mollare quella maggioranza.


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