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Lo sfregio

Quando l’ignoranza imbratta la cultura e la storia rimane sempre ignoranza

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Dopo giorni di polemiche e di petizioni, i Black lives matters in salsa italica hanno colpito la statua dedicata a Indro Montanelli negli omonimi giardini a Milano. Sotto la statua imbrattata di vernice rossa, i vandali hanno apposto la scritta “ “razzista stupratore”. La colpa di Indro Montanelli oltre ad essere di destra, è quella di essere stato durante la campagna di Etiopia ufficiale italiano a capo di un gruppo di ascari, e durante questo periodo secondo gli usi e i costumi del luogo, quello di aver  acquistato una ragazza eritrea di 14 anni dal padre, che sposò. Ragazza che poi andò in sposa ad un militare eritreo, al servizio di Montanelli; gli stessi poi  diedero il nome Indro al loro primo figlio.
Questi eventi vanno compresi e analizzati nell’ottica della realtà  locale e dei tipici rapporti fra truppe coloniali e tribù del luogo.
Ma la figura di Indro Montanelli non può essere giudicata solo ed esclusivamente per la sua vicenda  – breve –  in Africa, ma valutando tutto il suo operato di giornalista, di storico e di intellettuale.
Non ci è dato sapere quale soddisfazione potranno provare gli stolti vigliacchi che si sono scagliati contro la sua effige come se questo potesse in qualche modo scalfire la sua grandezza.
Indro Montanelli è stata una figura scomoda per la sinistra, conservatore in un tempo e in un mondo quello della stampa in cui la sinistra e i suoi giannizzeri l’hanno fatta da padroni. Eppure Montanelli ha rappresentato una resistenza tenace, un faro per un’Italia che per decenni non ebbe una voce nè politica nè giornalistica. Con la sua voce roca e velare seppe difendere un certa idea di Italia contro l’intero mondo intellettuale e pagò personalmente le conseguenze: nel 1977, il 2 giugno fu vittima di un attentato ad opera della colonna milanese delle Brigate Rosse, erano gli anni di Piombo e le gambizzazioni, quando non gli omicidi politici erano all’ordine del giorno. Montanelli anche in quegli anni in cui gran parte dei molti “censori “ di oggi giustificavano le azioni dei gruppi armati, fu voce isolata insieme a pochi altri.
Nella vicenda drammatica dell’assassinio del Commissario Calabresi fu l’unico a scrivere pubblicamente che    si trattava dell’epilogo di un’azione diffamatoria scatenata dalla sinistra e dai suoi intellettuali. Pensatore scomodo per un mondo a tinte rosse, ancora  oggi Montanelli continua ad essere un modello per tutti i giornalisti e gli intellettuali che lottano per una libertà che non sia solo fittizia ma vera e autentica.
Per quanta vernice possiate versare e per quanto odio e disprezzo  riversare, Indro Montanelli rimarrà sempre un simbolo ed il più grande giornalista italiano; una verità amara per i distruttori della storia.
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