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Il racconto

Quando Napoleone si fermò davanti al miracoloso quadro della “Madonna del Duomo di Ancona”

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Maggio, per i credenti, è il mese dedicato alla Madonna. Qualche giorno fa, il 5 maggio, ricorreva anche l’anniversario della morte di Napoleone. C’è un racconto che lega quest’ultimo alla Vergine. Proprio per questo abbiamo chiesto a Dino Cencio, che ringraziamo, di regalarci il racconto di questo episodio che ha come sfondo la città di Ancona. 

Ancona cattura per la sua bellezza, per la sua particolare fisionomia di città adagiata su di un promontorio che scivola verso il mare. Se si cerca il Duomo, non lo si trova al centro, affacciato in una grande piazza, come nelle altre città. Bisogna alzare lo sguardo, sulla cima di un colle, per scoprire in tutta la sua sontuosa linea romanico-bizantina la Cattedrale di San Ciriaco che domina la città dall’alto. Qui è custodito, nel braccio trasversale della Cattedrale a croce greca, in un tempietto di stile neoclassico progettato da Luigi Vanvitelli nel 1738, il quadro della Beata Vergine Maria, Regina di tutti i Santi, venerata dagli anconetani come “Madonna del Duomo”.

La storia del quadro, ritenuto miracoloso, è antica. In una notte di burrasca del 1615, il veneziano Bartolo, capitano di mare, si vede trascinare via dalle onde il proprio figlio. Disperato, l’uomo si rivolge alla Madonna chiedendo la grazia di salvarlo. Il figlio si salva e il capitano, che era approdato al porto di Ancona, come ringraziamento, fa dono al Duomo di un quadro raffigurante la Madonna con una corona d’oro e il mantello azzurro, il volto leggermente inclinato e gli occhi verso il basso. Da allora, il quadro della Vergine è oggetto di profonda devozione da parte di molti fedeli anconetani.

Alcuni cronisti parlano di un miracolo avvenuto la sera del 25 giugno 1796, davanti ad alcuni fedeli che stavano recitando le litanie della Madonna. Secondo queste cronache l’immagine della Madonna avrebbe sollevato gli occhi sugli astanti e sorriso. Era il periodo in cui Napoleone Bonaparte in quello stesso anno avrebbe iniziato l’invasione dell’Italia, e dopo aver sbaragliato l’esercito austro-piemontese, puntava alla conquista di Roma. L’armistizio siglato a Bologna prevedeva la cessione delle città di Bologna, Ferrara ed Ancona. E Napoleone mirava proprio ad occupare Ancona come principale porto nell’Adriatico dello Stato Pontificio. Gli anconetani, conosciuta la notizia della cessione di Ancona a Napoleone, rimasero sgomenti e preoccupati, per il timore delle violenze della soldataglia francese che si dava a saccheggi, ruberie, e alla profanazione di chiese e altari. Spontaneamente si riversarono nella Cattedrale di San Ciriaco dove si venerava un quadro intitolato alla “Regina di tutti i Santi”, invocando con fervore la Madonna e recitando il “Salve Regina”, perché rivolgesse sulla città “quegli occhi suoi misericordiosi”.

E il 25 giugno 1796 avvenne l’inizio del prodigio, ripetutosi per diversi mesi, dell’apertura degli occhi del quadro della Madonna del Duomo di Ancona.

Così è narrato il prodigio che si verificò per le suppliche del popolo anconitano, ripreso da un documento inedito del tempo:

“Il 25 giugno, proprio mentre gli invasori sono alle porte della città, il quadro della Madonna del Duomo comincia a muovere gli occhi, portandoli sulla gente inginocchiata. La voce si diffuse immediatamente. Tutti accorrono da ogni parte. Il miracolo perdura per mesi ininterrotto. Le Autorità sono costrette a promuovere un’inchiesta ufficiale, con tanto di notai verbalizzanti, perizie di scienziati e interrogatori di testimoni (che sono migliaia). Questa mole di documenti si trova ancora oggi negli archivi. I giacobini locali avvertono Napoleone che il clero anconitano sta truffando il popolo per farlo insorgere contro gli invasori. Appena entrato in città, il Generale ordina che gli si porti il quadro, minacciando di distruggerlo. È alla presenza dell’intera municipalità, dei canonici e del suo Stato maggiore: tutti lo guardano tenere il dipinto tra le mani. D’improvviso il suo volto sbianca, Napoleone esita, resta senza parole. Poi si scuote e riconsegna l’immagine, comandando di tenerla coperta. C’è chi giura che Napoleone ha visto il prodigio e ne è rimasto scosso. Il fatto è che ha cambiato idea senza motivo apparente, e non è da lui”.

Comunque si voglia interpretare l’evento, Napoleone Bonaparte, arrivato ad Ancona l’11 gennaio del 1797, decise di non confiscare i gioielli e gli ornamenti del Duomo. Secondo alcuni storici ciò è dovuto ad un puro calcolo politico: i francesi volevano evitare attriti con la fazione cattolica della città cercando di trovare un accordo con essa. Per altri, questa decisione fu presa come una protezione dal cielo sulla città. Suggestione? Illusione ottica? Fenomeno collegabile con la paura dell’arrivo in città dei francesi?

Scrittori, intellettuali, filosofi, ognuno con una propria interpretazione di tali prodigi, a seconda delle convinzioni religiose di ciascuno. Il fatto è che, come si legge nel documento originale: oltre “la commozione del Popolo, l’accrescimento del fervore, le visite continue alla Regina di tutti i Santi nella Cattedrale, le offerte copiosissime di cera, denari, ecc., si è che scorgersi in tutti ravvivata quella Fede, che opera, dalla quale ne è già derivato general cangiamento di costumi, modestia nel vestire, onestà nel trattare, impensate riconciliazioni, avendo deposto i facinorosi nell’Altare della Vergine le armi da taglio, e da fuoco, che segretamente portavano, e finalmente conversioni di anime quasi dimentiche di Dio”.

E sta il fatto che l’agnostico e rapace Napoleone, rimane confuso e disorientato di fronte ad un prodigio straordinario, permettendo così alla Chiesa anconetana e a tutti i fedeli anconetani di continuare a venerare la loro amata Madonna del Duomo.

Il Papa Pio VII il 13 maggio 1814 incoronò il prodigioso quadro.

Un atto sacrilego fu compiuto nella notte tra il 16 e il 17 dicembre del 1936. Il quadro di Maria regina di tutti i Santi custodito presso l’episcopio, fu rubato da ignoti. Una dolorosa impressione produsse in tutta la cittadinanza. Dopo circa un mese fu ritrovato da alcuni religiosi francescani nella cappella di Tor Mezzavia di Albano Laziale, avvolto in un giornale anticlericale, spogliato degli ornamenti. La domenica 31 gennaio del 1937 fu riportato trionfalmente ad Ancona, nella Cattedrale di San Ciriaco, dove tuttora è esposto, collocato nel tempietto vanvitelliano. E dove i fedeli anconetani, tutte le domeniche, al termine della messa di mezzogiorno, recitano devotamente il “Salve Regina”, perché continui a rivolgere sulla città tutta “quegli occhi suoi misericordiosi”.

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