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L'uovo di giornata

Quando per sbaglio ne fanno una giusta per ideologia se ne vergognano

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Chiunque conosca la realtà delle aziende agricole sa che una delle vessazioni più odiose e incomprensibili consiste nella caccia degli ispettori del lavoro al parente che in occasioni particolari – la vendemmia, ad esempio – si offre per dare una mano e approfitta per trascorrere qualche giornata in compagnia e all’aria aperta.
Ora, il decreto “Cura Italia” per l’agricoltura contiene davvero poco e niente. Il ministro Teresa Bellanova, come comprensibilmente si fa in questi casi, ha cercato di fare le nozze con i fichi secchi sbandierando chissà quali importanti misure, ma basta avere un minimo di conoscenza del settore per cogliere fra le righe dei suoi comunicati l’assoluta inconsistenza dei provvedimenti assunti per sostenere un ambito strategico al quale si deve la sopravvivenza alimentare di tutti noi.

Se si spulcia con attenzione il testo, tuttavia, tra le pieghe del decreto spunta una piccola norma di due righe, all’articolo 105: viene esteso dal quarto al sesto il grado di parentela o affinità entro il quale le prestazioni agricole non integrano rapporto di lavoro. E’ una minuzia, non cambierà la vita di nessuno, ma fra tanta aria fritta (ad esempio i fondi per la promozione dell’agroalimentare italiano all’estero quando abbiamo la coda dei camion bloccati al Brennero, e altre amenità di questo tipo) è forse l’unico cenno di consapevolezza di alcune piccole problematiche concrete, fra tante altre più grandi, con le quali gli imprenditori agricoli si trovano quotidianamente a confrontarsi.

Allora ci si chiede: come è potuta sfuggire agli osservatori questa norma nei roboanti comunicati della Bellanova? Ma in realtà non è sfuggita affatto: semplicemente il ministro, nonostante la necessità di vendersi qualche risultato, non vi aveva fatto alcun cenno.
Perché la verità è che possono cambiare abito (politico), spacciarsi per riformisti, diventare turbo-renziani, ma l’ideologia rossa è dura a morire e agli eredi della falce e martello e dei cortei della Cgil l’idea di far campare la gente ed evitare per il possibile di rompere le scatole a chi lavora fa fondamentalmente schifo. Al punto tale che quando per sbaglio ne fanno una giusta se ne vergognano.

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