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“Rafforzare il controllo da parte del Parlamento. I componenti del Cda siano eletti dalle Camere”

Gaetano Quagliariello pensa che alla riforma della Rai bisognerebbe procedere in un'ottica di sistema. Crede sia un bene si sia abbandonata la via del decreto, ma avverte il premier Matteo Renzi: "Il ruolo del Parlamento deve essere esaltato. Togliere le mani dei partiti dalla Rai non vuol dire esautorare le Camere".

Senatore, l'Ncd è nella maggioranza di governo. Cosa pensa del ddl di riforma del sistema radiotelevisivo che si sta scrivendo in queste ore?

"E' importante che si capisca che non stiamo parlando solo della riforma della televisione pubblica. Siamo davanti a un cambio di sistema, stiamo facendo una riforma complessiva e purtroppo la stiamo facendo a rate".

Si riferisce alle riforme istituzionali? 

"Sì. Da una parte c'è la riforma del Titolo V della Costituzione e del bicameralismo. Su un altro tavolo c'è la riforma elettorale, che cambia la forma di governo perché il doppio turno porta a un premierato di fatto. Su un altro ancora si procede alla riforma dell'informazione pubblica".

Cosa le lega?

"E' evidente che ormai l'informazione è il quinto potere e nel momento in cui mettiamo mano al primo, al secondo e al terzo sarebbe il caso di riportare tutto all'interno di un quadro organico. Dobbiamo considerare questa riforma insieme alle altre e non in maniera sganciata".

Ma lei è d'accordo a liberare la Rai dai partiti oppure no?

"Non c'è dubbio che bisogna arrivare all'indipendenza della televisione pubblica, ma dobbiamo considerare che i partiti di oggi non sono quelli di ieri, sono una cosa estremamente debole, addirittura eterea. Va bene superarli, ma non bisogna superare un certo equilibrio di potere. Un modello di Rai più semplice, più efficiente e nel quale l'equilibrio tra gestione e controllo funzioni veramente mi vede d'accordo. Ma in questo il ruolo del Parlamento dev'essere esaltato, non diminuito. Il controllo deve essere messo in capo alle Camere in maniera diretta, senza intermediari. Rimettere il controllo al governo sarebbe troppo anche per uno come me che ha sempre voluto dare più poteri al premier".

Quali dovrebbero essere i criteri di nomina?

"Bisogna vedere quali sono le figure. Se si tratta di un amministratore delegato la cui nomina è in capo al governo servirebbero delle garanzie, e sarebbe un'innovazione rispetto ai principi più volte fissati dalla Corte Costituzionale. Proprio per questo i nomi dei consiglieri di amministrazione - il cui numero può essere certamente ridotto - dovrebbero essere votati direttamente dal Parlamento a maggioranza qualificata. Lo stesso meccanismo che si usa già per gli organismi di controllo come Consulta e Csm. È' valida l'idea che siano scelti all'interno di una rosa selezionata dai corpi intermedi, ma alla fine devono essere le Camere a decidere".

Questa riforma la voterete o no?

"Noi diciamo che il ruolo dell'informazione pubblica dev'essere rafforzato, non diminuito. Per far questo è bene ricreare un meccanismo competitivo tra pubblico e privato. Una logica più efficiente e che risponda di più al mercato ci va bene, ma allo stesso tempo serve un forte bilanciamento tra i poteri del governo e quelli del Parlamento".

Cosa pensa del dialogo con i 5 stelle?

"Nelle riforme che riguardano le regole, e non c'è dubbio che quella dell'informazione lo sia, è sempre necessario tentare di coinvolgere più parti possibile. Manteniamo questo atteggiamento. Un'altra cosa è crederci, quello è un altro discorso".

(Tratto da Repubblica)

 

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