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Relazioni Turchia/Usa: Bush ci mette una pezza

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La Casa Bianca prova a mettere una pezza alla recente crisi diplomatica che ha visto l'ambasciatore turco lasciare Washington D.C.. Dopo la mozione Usa sul genocidio degli armeni, le reazioni di sdegno da Ankara non hanno tardato a farsi sentire.

Il Presidente Bush tenta rimettere a posto una crisi diplomatica che potrebbe rischiare di diventare molto seria, dopo che l'ambasciatore turco ha lasciato Washington in seguito al voto della Commisione Esteri della Camera americana che ha giudicato come genocidio la strage degli armeni del 1915. La Turchia poteva essere attirata nell'orbita politica sbagliata. Per questo motivo Bush ha attivato i canali diplomatici.

Il portavoce del presidente Usa, Gordon Johndroe, ha infatti dichiarato ufficialmente di prendere le distanze dalla mozione della Camera: “Rimaniano contrari alla risoluzione numero 106 adottata dalla Camera dei Rappresentanti per il grave pregiudizio che essa potrebbe arrecare alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, poi Johndroe ha continuato “Attendiamo un rapido ritorno dell'ambasciatore Sensoy”.

Secondo alcuni, la decisione presa dalla Camera dei Rappresentati avrebbe come protagonista la Speaker Nancy Pelosi, che vorrebbe mettere in così mettere in imbarazzo il suo Presidente su questioni di politica estera. Secondo la Pelosi, comunque, la decisione della Camera non sarebbe contro il governo attuale della Turchia ed il suo Primo Ministro Tayyip Erdogan, ma contro l'Impero Ottomano.

L'entità dell'attuale crisi diplomatica può essere spiegata tramite le parole dell'altro portavoce presidenziale, Dana Perino, la quale ha dichiarato alla stampa: “Il Presidente ha espresso orrore anche a nome del suo popolo in merito alla tragedia del 1915 [nella quale sarebbero morti circa un milione e mezzo di armeni] ma allo stesso abbiamo molti interessi di sicurezza nazionale e grossa parte dei rifornimenti per le nostre truppe passano dalla Turchia”.


Secondo il Presidente turco, Abdullah Gul, invece: “Sfortunatamente alcuni politici negli Stati Uniti hanno ancora una volta evitato di ragionare secondo buon senso e hanno provato a a sacrificare grosse questioni [di politica estera] per giochi politici interni di poco rilievo”.

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