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Riccardi ci illustra un punto di vista liberale sui Dico

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Raffaele Riccardi coglie un punto importante e spesso trascurato nella discussione sui Dico. La legge sui diritti e i doveri dei conviventi si intrufola nella vita privata delle persone, nella loro affettività e nei loro costumi sessuali, ben più di quanto un liberale possa tollerare. In più ci fa capire che quell'acronimo monco (non a caso manca la sillaba "do" relativa ai doveri) rivela molto della natura della legge in cui proprio i doveri sono messi in secondo piano. Vale per i gay, che sono liberi - come tutti - di fare ciò che vogliono, ma hanno il dovere di rispettare le leggi, e oggi in Italia per sposarsi bisogna essere uomo e donna. Ed è una legge che non mi sembra nè utile nè urgente cambiare.
Riccardi mi piace meno quando parla di "lobby omosessuale". Sarà che di per sè questa locuzione mi urta: suona come una criminalizzazione generica e abusiva e mi fa pensare ad altre "lobby" a cui spesso si crede di poter attribuire tutti i mali del mondo. Poi non mi pare che in azione sulla vicenda dei Dico ci siano principalmente i gay e certamente non tutti. Il fenomeno è ben più ampio e diffuso e riguarda una cultura dei diritti dominante a sinistra in cui tutto ciò che si desidera deve essere concesso per legge. Infine, più banalmente, c'è un riflesso zapaterista del governo Prodi, che potendo fare ben poco di sostanziale senza spaccare la sua coalizione, sceglie il terreno dei diritti dove tutti si ritrovano, appassionatamente.

 

Ecco quello che scrive Riccardi


A chi servono i Dico? Dunque, ragioniamo. Esistono due categorie principali di coppie di fatto. Quelle composte da persone libere da vincoli matrimoniali e quelle in cui almeno un componente sia sposato o separato. Ognuna delle due categorie può poi esser composta da individui dello stesso sesso o di sesso diverso. Se due persone dello stesso sesso sono libere possono fare a meno dei Dico, potendo tranquillamente sposarsi con rito civile o religioso. Se invece lui o lei hanno un vincolo matrimoniale in atto non possono ricorrere alla nuova legge, in quanto cadrebbero in un caso di bigamia. Veniamo ora a coppie dello stesso sesso. Se un componente della coppia di fatto ha un vincolo matrimoniale non potrebbe stipulare un nuovo patto senza danneggiare i diritti del coniuge. Se invece le due persone sono libere allora sì che possono ricorrere ai Dico, e questo è l'unico caso in cui il patto sarebbe utilizzabile. Riassunto della situazione: i Dico servono soltanto a coppie di due uomini o due donne. Non ho fatto finora menzione di vocaboli come gay, lesbica, omosessuale perché la legge non può e non deve interessarsi delle inclinazioni sessuali dei cittadini. Ma i Dico, per cercare di salvare capra e cavoli, introducono concetti come l'affettività e la convivenza che pongono paletti nemmeno contemplati dal matrimonio civile. Due persone che si stiano anche cordialmente antipatiche possono benissimo sposarsi (mai sentito parlare di matrimoni di interesse?). E una coppia di sposi che si ama alla follia può benissimo non convivere. Magari per motivi di lavoro può darsi che lui debba lavorare a Milano e lei a Roma, senza per questo non sentirsi marito e moglie a tutti gli effetti. Invece i Dico chiedono quasi fiscalmente una dimostrazione di affettività e di convivenza, entrando così abusivamente nell'intimità delle persone. Il fatto è che tutta questa pantomima serve soltanto per appagare i desideri della lobby omosessuale che giunge al punto di negare l'esistenza stessa del genere maschile e femminile, addebitandoli a pregiudizi sociali! E non dimentichiamo che in Spagna la nuova legge sul la famiglia ha abrogato le parole marito e moglie sostituendole con coniuge e anche padre e madre sono state espunte, sostituite con il burocratico termine di genitore A e genitore B. Stiamo insomma precipitando per una china pericolosa che condurrà inevitabilmente alla disgregazione totale della famiglia, verso la quale siamo comunque ben avviati. Dobbiamo dunque tornare alla discriminazione degli omosessuali? Niente di tutto questo. Se è vero che gay è l'acronimo di "good as you" allora riconosciamo che essi sono "buoni quanto noi" e per questo devono avere gli stessi diritti e gli stessi doveri di tutti, tra i quali il diritto e il dovere di sposare, se donna, un uomo e se uomo una donna. Nell'antica Roma si diceva:"Ubi tu Gaius, ego Gaia", che non significava "dove tu gay, io gay", ma, molto più significativamente, ove tu uomo e marito sarai, io donna e moglie sarò. Con la sinteticità del latino questa breve frase può forse raccogliere tutto il succo di questo scritto.

Raffaele Riccardi-Roma

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2 COMMENTS

  1. Le malattie e i loro sintomi
    C’è chi sostiene scientificamente che l’omosessualità ha parecchio a che fare con i malesseri mentali, e in effetti c’è chi si preoccupa di curare e risolvere tali malesseri che condizionano la percezione della realtà.
    Non essendo un medico è arduo per me sostenere credibilmente che si tratti di malattia mentale, anche se ne sono intimamente convinto.
    In effetti da parte delle frange più “orgogliose” di tali persone ci si braccia ansiosamente per far cambiare idea a tutto il resto dell’umanità, addirittura parrebbe di capire che tali persone propongono di considerare malati mentali le persone con istinti tradizionali, che sarebbero da considerare affette da “omofobia”, il che è ridicolo oltre che assolutamente irreale.
    Essendo io maschio non ho proprio nessuna fobia con altri soggetti maschi, e mi si perdoni se il mio affetto per il genere maschile non arriva al punto da volerne sposare uno! Pertanto è molto divertente la pretesa di certi falsi profeti di volermi definire malato di “omofobia”, mentre quelli profeti sarebbero un prodotto naturalissimo, andando a prenderne conferme addirittura in esempi forniti dal mondo animale.

    Il mio parere sui DICO o PACS è di una semplicità elementare, è una faccenda politico-elettorale, si tratta di colpire al cuore lo Stato distruggendo consapevolmente la “chiave di volta” che tiene in sesto qualunque Stato e cioè le famiglie.

    I gay possono pure essere incolpevoli, possono pure cadere nella trappola tesa loro da chi intende distruggere alla base il tessuto connettivo della società nella quale pure loro sono sostenuti, possono benissimo essere inconsapevoli del fatto che stanno segando il ramo dell’albero sul quale stanno seduti…ma che i dirigenti politici del movimento mafioso dei gay non siano a conoscenza del disastro che intendono realizzare questo non è possibile crederlo.

    Benedetto è arrivato in tempo a salvare la situazione in Italia, e questo viene notato in tutto il mondo, in tutto il mondo di conseguenza qualcuno cercherà, riuscendovi perfettamente, a ricucire certi strappi assolutamente esilaranti.

    Certo che il rischio corso è stato grosso, vista la mediocrità dei capibastone della politica nazionale, i quali avrebbero sicuramente lasciato “liberta di incoscienza” ai propri parlamentari…continuando a dedicarsi a tempo pieno alle politiche nelle quali sono appassionati, tutte regolarmente proibilte dai Dieci Comandamenti.

    Giovanni

  2. Dal commento che un lettore
    Dal commento che un lettore ha fatto a questo articolo di Raffaele mi viene in mente che come sempre da una proposta di legge si scivola nel purtroppo facile e comodo moralismo di facciata e di servizio. Di servizio perchè serve inevitabilmente a coloro che in questo paese non vogliono mai cambiare nulla a cui basta pronunciare paroloni di grande spessore come famiglia, morale e radici per farci sprofondare sempre più nella zona buia e medievale d’europa e per lasciare che, come nel medioevo, soltanto i privilegiati possano continuare a fare ciò che meglio credono proprio perchè privilegiati per censo(nel medioevo era per sangue e censo).
    Mi viene in mente l’altissima percentuale di coppie italiane che si stanno inseminando nella religiosissima Barcellona. Io credo molto più semplicemente che la morale ce la prepari ogni giorno la vita stessa e che lo stato debba soltanto accertare questi cambiamenti e tentare di non farne un nocumento per la società. In parole molto povere se esiste la necessità di una regolamentazione di situazioni di fatto, specialmente se la mancanza di regole porta i più indifesi a soffrirne, uno stato che si rispetti deve agire e allora anzichè invocare i Santi forse sarebbe più costruttivo cercare di collaborare per il bene comune, senza i soliti pregiudizi.PS non so se può essere utile ma sono un maschio che non si sente in pericolo, nè personalmente, nè come lobby.

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