Riforme, Berlusconi attacca il governo e apre a Veltroni

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Riforme, Berlusconi attacca il governo e apre a Veltroni

09 Gennaio 2008

Il leader di Fi-Pdl Silvio Berlusconi da Antigua manda i suoi auguri al leader del Pd Walter Veltroni e in un’intervista al Corriere della Sera torna sul dialogo per le riforme.

Io aspetto – dice – ma Walter metta d’accordo i suoi”. “Dobbiamo davvero parlare di legge elettorale? Ho qui in mano le agenzie, vista da lontano la situazione rischia di apparire comica. E per di più, della legge elettorale, alla gente non importa nulla. Agli italiani importa solo che questo governo vada a casa al più presto e che si torni subito al voto. Oppure interessano situazioni come quella di Napoli: se gli amministratori locali fossero stati dei nostri a quest’ora porteremmo loro le arance. E lei sa dove”, esordisce così il Cavaliere, in vacanza nella villa Blue Horizons a Green Island.

Un Berlusconi rilassato e abbronzato, ma anche impegnato: “Sto preparando un discorso sulla democrazia, sulla giustizia e la libertà in Italia, lo terrò alla Camera prima della fine del mese.

Una denuncia forte.

Ciò che succede in Italia con le intercettazioni è davvero inammissibile”. “Più di 100 mila persone – aggiunge il Cavaliere – sono costantemente ascoltate in Italia anche per indagini su reati minori, che non presentano alcun pericolo sociale. Si spendono 500 miliardi delle vecchie lire ogni anno”. “Se si aggiunge – prosegue – che questa maggioranza ha realizzato una sorta di colpo di Stato in forma democratica, prendendo per sé tutte le istituzioni della Repubblica, si ha un quadro dell’emergenza in cui siamo. Fra l’altro pretendere di continuare a governare con il 17% dei consensi sovverte il concetto stesso di democrazia”.

Il lavoro è anche sul nuovo partito, ma Berlusconi precisa “eviterei la parola partito. Il Popolo della Libertà non deve essere di parte, deve mettere insieme tutti i moderati e i liberali d’Italia, tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra e che condividono quei valori che hanno garantito la crescita del benessere e della libertà in tutte le grandi democrazie occidentali. Saranno dei giovani, solo dei giovani, a fondarlo dando inizio alla fase costituente”.

Sul programma e le richieste degli alleati Berlusconi è sereno: “La ricetta per l’Italia la conoscono tutti. Bisogna garantire la sicurezza dei cittadini, cosa che oggi lo Stato non fa. Abbattere la spesa pubblica per diminuire una pressione fiscale ormai insopportabile. Far lavorare di più gli italiani, perché non si può andare in pensione a 58 anni, costringendo le nuove generazioni a mantenerti per almeno una ventina di anni, se non di più. E poi ritornare a investire nel turismo e nelle infrastrutture. Più del programma è importante l’impegno a realizzarlo davvero”. “E – aggiunge – a proposito di turismo devo dire con dispiacere che perdere la nostra compagnia di bandiera rappresenta una sorta di suicidio per il nostro turismo”.

Il cavaliere non dimentica di mandare un messaggio agli alleati “Se siamo uniti costruiremo una forza politica che in Parlamento sarà una valanga”, e un augurio a Veltroni. “Gli faccio i migliori auguri, quando l’ho incontrato gli ho detto, testualmente: ‘io sono il tuo Messia perché posso liberarti dall’abbraccio mortale con la sinistra estrema’. Ora noi stiamo alla finestra aspettando che trovino l’accordo tra loro. Siamo pronti a discutere di tutto purché si decida per uno sbarramento efficace contro l’inaccettabile frazionamento delle attuali coalizioni”. E il leader del cambiamento resta sempre lui, “Non credo di essere presuntuoso, ma non vedo un altro leader in grado di tenere uniti i moderati italiani. Quando arriverà sarò felice di farmi da parte”. Intanto nella telefonata di fine anno Berlusconi confida di aver garantito a Napolitano ” che il dialogo con Pd non si interromperà, nell’interesse generale del Paese”.

Infine il presidente di Fi non tralascia un commento sulla situazione di Napoli e l’emergenza rifiuti: “Uno Stato che non garantisce la legalità e tollera, per di più così a lungo, una situazione come quella di Napoli, pericolosa per la salute dei cittadini e dannosa per il turismo, e quindi per l’economia dell’intero Paese, non è più degno di chiamarsi Stato, in quanto ha perso la sua legittimazione”.

(Apcom)