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Buone speranze

Riuscirà Resca a salvare il nostro patrimonio culturale dal declino?

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Milano, 7 dicembre, festa di Sant’Ambrogio. Una coda ordinata e composta di cittadini e turisti tracima dal sagrato di Santa Maria delle Grazie, si dilunga per corso Magenta e attende di entrare al Cenacolo Vinciano. Una folla festosa di famiglie, giovani e anziani anima le sale della Pinacoteca di Brera, che in un solo giorno registra 4.600 ingressi, il doppio di quelli avuti nella festività del 2 giugno o il quadruplo della media giornaliera usuale. Certo, l’entrata era gratuita e senza prenotazione. Tuttavia mai prima d’ora i due principali siti culturali statali di Milano erano stati aperti nel giorno del Santo patrono cittadino. Le resistenze sindacali da un lato e la scarsa fantasia dell’amministrazione nel trovare soluzioni adeguate a reperire le risorse per andare incontro alle richieste del personale dall’altro avevano sempre tenuto sbarrate le porte della Pinacoteca e del Cenacolo.

Solo la pervicace tenacia del neo direttore generale per la valorizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Mario Resca, e la piccola ma fondamentale sponsorship della Banca Popolare di Milano, intervenuta per pagare gli straordinari del personale, hanno permesso a molti di poter ammirare l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, lo Sposalizio della Vergine di Raffaello o il Cristo Morto del Mantegna in un giorno in cui sinora i più fortunati si godevano la prima della Scala, mentre la stragrande maggioranza si trascinava nello struscio in corso Vittorio, gli occhi smarriti tra gli addobbi natalizi delle vetrine dei negozi tra piazza Duomo e piazza San Babila.

World Wide Web, 3 dicembre. Milioni di utenti si collegano a Google Street View per una passeggiata virtuale tra le rovine degli Scavi di Pompei, primo sito archeologico italiano visibile in questa modalità grazie a una telecamera montata su un triciclo che ha percorso il basolato delle antiche strade romane. Un progetto avviato da un paio d’anni ma arenato nell’ignavia burocratica dell’ex Soprintendente Pietro Guzzo, sbloccato poi dall’intraprendenza di Mario Resca, che con Google ha in cantiere molte altre iniziative per promuovere al meglio il patrimonio culturale nazionale ma delle quali non sempre archeologi e storici dell’arte del Ministero sono convinti.

Riuscirà Super Mario ad averla vinta anche stavolta? In molti sperano di si, perché la convinzione profonda è che se non si innova alla radice il modo con cui viene gestito e valorizzato il patrimonio culturale nazionale presto l’Italia, finora superpotenza nel campo culturale, potrebbe veder insidiato il suo primato. Sceso in trent’anni dal primo al quinto posto nella classifica mondiale per numero di turisti, il nostro Paese infatti potrebbe alla lunga perdere molte altre posizioni in un mercato sempre più competitivo, in cui oltre alla bellezza e alla ricchezza dei monumenti, dei siti archeologici e dei musei conta in maniera crescente anche la loro accessibilità, i servizi di accoglienza, i punti di ristoro che offrono, la loro presenza sul web. Ma non si tratta solo di questo. I nostri beni artistici e storici sono la matrice profonda della nostra identità.

Conoscerli e frequentarli, viverli pienamente vuol dire essere consapevoli del nostro essere italiani. Per questo è importante che, oltre ai turisti stranieri, crescano considerevolmente i cittadini che abbiano l’abitudine di visitare con frequenza le bellezze del proprio territorio, mossi dalla curiosità e dal desiderio di capire il proprio passato.

Ecco allora che questi primi due successi del tanto contestato Resca – 7.000 le firme di un appello sottoscritto da intellettuali e agitprop al momento della sua nomina quasi un anno fa – fanno intravedere la positiva risposta ad un approccio innovativo alla gestione dei beni culturali, smentendo le tante voci contrarie anche all’interno del Ministero che addossano al Governo e alla cronica mancanza di fondi lo stato penoso in cui versano i nostri musei. Forse, con uno sforzo di umiltà, varrebbe la pena di riconoscere che se si è arrivati a questo punto lo si deve anche a chi si è dimostrato troppo conservatore, ammettendo che Resca si sta rivelando un capace manager culturale, oltre che, ma questo lo sapevamo già, un ottimo venditore di panini.
 

 

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1 COMMENT

  1. Fuochi d’artificio
    Personalmente non ho elementi per giudicare l’operato del Dott. Resca, ma se i due esempi portati da Rosselli come straordinario successo sono quelli citati, mi vien da sorridere.
    Ricordo intanto che StreetView è progettato, realizzato e pagato interamente da Google, e che il triciclo fatto certo non è stato suggerito dal Ministero dei Beni Culturali italiani. E se aprire gratuitamente per un giorno (UNO!) il Cenacolo Vinciano è considerato un successo….beh! Siamo proprio messi male! Spero, mi auguro, che ci sia qualcosa di più nel sacchetto….quello di carta marroncina!

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