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Ora o mai più

Rivoluzione liberale: ultima chiamata!

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Aprile 2050

Un Paese straniero comincia a bombardare l’Italia con i propri aerei. L’Italia risponde al fuoco con razzi antiaerei. Già da qualche mese vi era un forte sentore che questa guerra potesse cominciare, ma il Governo aveva tranquillizzato la popolazione che non c’era da preoccuparsi in quanto, anche se la guerra fosse arrivata all’interno del Paese, l’esercito sarebbe stato in grado di rispondere prontamente.

La guerra arriva, ma già dopo pochi giorni le difese italiane si rivelano inadeguate ad affrontare una simile minaccia. Scarseggiano i cannoni, i razzi antiaerei, i caccia, persino gli elmetti dei soldati per proteggerli dai detriti alzati in aria dalle bombe.

La popolazione allo sbando viene obbligata a rintanarsi sine die nelle stazioni delle metropolitane mentre i valorosi soldati cercano strenuamente, con i pochi mezzi che hanno, di difendere la nazione.

Il governo intanto, vista l’inadeguatezza del proprio arsenale, fa partire le gare di appalto CONSIP per razzi ed elmetti: prima gara a 5.000 € per razzi che ne costano 10.000 €, deserta; seconda, terza e così via finché alla 5° gara si riesce ad acquistare una minima scorta di razzi.

Nel frattempo, i valorosi soldati, non avendo più razzi, grazie all’ingegno italiano riescono a fabbricare razzi con materiali di fortuna, ma ciò non basta in quanto ne muoiono a migliaia anche banalmente per detriti che colpiscono le loro testa non protetta dagli elmetti, ancora in fase di acquisto mediante gara d’appalto. Cominciano a scarseggiare anche i soldati.

L’Italia chiede aiuto all’Unione Europea che si prende tempo pensare se può o meno aiutare il Nostro Paese in quanto la decisione spetta anche a Paesi che in tempo di pace hanno gonfiato le proprie scorte di armamenti trasgredendo a vincoli di approvvigionamento militare, rispettati invece dall’Italia.

Le aziende si convertono per produrre razzi ed elmetti, ma anche qui, per avviare la produzione, necessitano dell’autorizzazione dell’Istituto per gli armamenti, autorizzazione che tarda ad arrivare.

Viene nominato un Commissario di Guerra il quale però deve anche lui sottostare all’utilizzo delle gare d’appalto ed a tutte le lungaggini burocratiche nostrane.

Alla fine, nel tempo utilizzato per le gare d’appalto, discussioni sui tavoli Europei, tempistiche di approvazione per la produzione di nuovi armamenti, dopo numerose comparsate in TV del Presidente del Consiglio, sono morte decine di migliaia di persone uccise dalle bombe e dalla fame, le città sono state distrutte, il tessuto economico e sociale è stato annientato.

È morta l’Italia, non a causa delle bombe, ma è morta di Burocrazia e Pressapochismo!

Aprile 2020

Nel 1991 l’Italia era la quarta/quinta nazione al mondo per PIL, ottava nel 2018, ma al momento non si vede alcuna speranza di invertire il trend.

Fino a prima dell’emergenza “Covid 19” ci vantavamo di essere i migliori nella gestione delle emergenze, ma forse, in questa occasione, abbiamo perso anche questo primato.

“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!”, forse ca. 700 anni dopo Dante rimane estremamente attuale.

Oggi siamo ad un bivio e ricordiamoci che non sempre le crisi di tale portata si riescano a superare indenni, basti pensare che solo un secolo fa esisteva l’impero Austro Ungarico che possedeva territori di 13 Nazioni odierne, oggi è rilegato nei libri di Storia.

Le grandi crisi sono sempre un’occasione di svolta, in positivo o in negativo. Nel nostro caso dobbiamo pretendere che venga sfruttata questa crisi per invertire il trend precedentemente citato, per far tornare il Paese a vivere e crescere, e non sopravvivere come fatto negli ultimi anni.

Bisogna tornare ad investire nell’Italia e per farlo bisogna innanzitutto invertire il paradigma diventato ormai consuetudine che si è colpevoli fino a prova contraria. Con questo pensiero ci siamo costruiti un immane sistema di burocrazia, di controlli, di ricorsi che fanno passare anni prima di mettere a terra qualunque investimento. La velocità di ricostruzione del ponte di Genova non può essere un’eccezione di cui andare fieri bensì una normalità consolidata. Per scongiurare eventuali comportamenti illeciti non si possono bloccare gli investimenti, ma si devono garantire controlli costanti e soprattutto una giustizia rapida che garantisca pene certe e soprattutto esemplari.

Bisogna lasciare la libertà alle imprese di poter investire in maniera rapida, senza dover passare mesi solo per capire a quante istituzioni si devono rivolgere per avviare, quante firme occorrono e quante sono le pratiche impolverate sopra una scrivania che bisogna attendere.

Bisogna riformare la giustizia, tutti ne sono convinti, ma nessuno riesce davvero a farlo, citando Edward Luttwak “gli investitori stranieri in Italia hanno paura non delle mafie ma dei magistrati”.

Bisogna riformare l’Art .323 del Codice penale “Abuso d’ufficio” che ha creato l’imponente Burocrazia difensiva. Separare le carriere dei magistrati, tempi rapidi e certi della giustizia, responsabilità dei magistrati per errori e lungaggini nelle tempistiche come avviene per ogni altra professione, spese legali a carico di chi intenta cause temerarie e soprattutto, se è vero il principio giuridico della presunzione d’innocenza, l’impossibilità totale di pubblicazione di notizie riguardanti persone indagate al fine di salvaguardare la loro rispettabilità dalla percezione di colpevolezza da parte dell’opinione pubblica.

Bisogna riformare la sanità tornando ad investire sui territori, con la riattivazione dei piccoli ospedali e con un sistema di medicina territoriale che sia il primo punto di riferimento reale per la popolazione. Bisogna investire nella sanità, non con nuovi ospedali costati decine di milioni di euro, costruiti in decine di anni, diventati cattedrali nel deserto dove non è mai entrato nessun camice bianco, ma in posti letto, strumentazione, tecnologia e personale.

Bisogna eliminare i concorsi pubblici, ormai anacronistici, dove vengono valutati su test unici solo le hard skills dei candidati. Per assumere un buon lavoratore bisogna valutare le hard skills, le soft skills, la sua motivazione, il suo percorso scolastico e professionale, le sue esperienze. Questa best practice è utilizzata da ogni impresa privata per cui il costo del dipendente va ad impattare sul suo risultato di esercizio.

Bisogna eliminare i test di ingresso nelle università pubbliche e sostituirli con meccanismi adeguati in base alla qualità della carriera universitaria dello studente perché non si può valutare un possibile bravo medico in base a un test di cultura generale svolto a 18 anni.

Bisogna avere il coraggio investire nella protezione del territorio, implementando la silvicoltura ed il ripristino dell’alveo dei fiumi, e nel rinnovamento delle infrastrutture perché l’affrontare un’emergenza costa molto di più della prevenzione, sia in termini economici che di vite umane. Bisogna avere il coraggio di abbattere le case abusive costruite in territori a rischio alluvione o incentivare i proprietari a rinnovare le proprie abitazioni se queste sono a rischio crollo con terremoti di media entità.

Bisogna rivoluzionare il mercato del lavoro premiando i lavoratori più efficienti e punendo coloro che mancano di rispetto alla propria azienda e soprattutto ai propri colleghi. Per ogni “furbetto del cartellino” c’è un lavoratore responsabile che deve svolgere il proprio lavoro nonché quello del collega nonostante a fine mese arriva lo stesso stipendio per entrambi.

Bisogna abbassare la tassazione per le imprese e per i lavoratori perché gli imprenditori nazionali e internazionali devono essere incentivati a investire in Italia e non considerati degli “eroi” che lo fanno nonostante tutti gli ostacoli da superare.

Bisogna spostare le risorse pubbliche da un modello di spesa assistenzialista a una spesa per investimenti, in termini economici meno OPEX e più CAPEX, e soprattutto pagare nei tempi adeguati le imprese che lavorano per lo Stato perché non è pensabile che un’impresa che vince onestamente un appalto pubblico affrontando innumerevoli peripezie possa rischiare di fallire perché non gli viene pagato quanto spettante, mentre lo Stato pretende addirittura il pagamento in anticipo da parte della stessa impresa.

Cominciamo a pensare che sono le imprese, piccole e grandi, che creano lavoro e ricchezza, avviando un circolo virtuoso che porta ricchezza al Paese tutto. Immaginiamoci l’impresa come un seme che ha bisogno di determinate condizioni per poter diventare pianta e fare i frutti. Ha bisogno di determinate condizioni climatiche, sole, acqua, temperatura adeguata, un terreno fertile. Se non ci sono queste condizioni il seme non diventa frutta e non si può vivere mangiando semi.

Oggi siamo davanti al Nostro bivio: usare questa crisi per ribaltare i meccanismi che ci hanno portato al collasso sociale ed economico oppure soccombere. A mio modesto parere le modalità con cui si sta gestendo questa emergenza fa pensare che abbiamo scelto la seconda strada, ma se lo facciamo subito, possiamo ancora cambiarla.

Ultimamente, in merito alla nostra resistenza ad eventuali “attacchi” stranieri, sto sentendo molto la frase “Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto. Ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani”. Personalmente mi viene da pensare che per quanto un leone può rimanere leone, un leone morto rimane pur sempre un leone morto.

Decidiamo insieme quindi se vogliamo arrivare alla prossima crisi nel 2050 come un Paese forte che ha scalato nuovamente la classifica della ricchezza mondiale o non arrivarci, almeno non da Stato Sovrano.

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