RU486. Via libera ufficiale al commercio della pillola abortiva in Italia

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

RU486. Via libera ufficiale al commercio della pillola abortiva in Italia

09 Dicembre 2009

Via libera definitivo alla pillola abortiva RU486 che, a partire da domani potrà essere utilizzata nelle strutture sanitarie italiane. È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale di oggi la determina con cui l’Agenzia del Farmaco autorizza l’immissione in commercio del medicinale Mifegyne, prodotto dall’azienda francese Exelgyn.

Le indicazioni terapeutiche stabilite dall’Aifa prevedono l’utilizzo della pillola abortiva al massimo entro la settima settimana di gestazione, "in associazione sequenziale con un analogo delle prostaglandine, che per l’uso in Italia è consentito fino al 49° giorno di amenorrea".

La RU486 è vincolata al ricovero ospedaliero, che va garantito dall’assunzione del farmaco all’espulsione del feto, nel rispetto della legge 194 sull’aborto. "Tutto il percorso abortivo – si legge nella delibera dell’Aifa – deve avvenire sotto la sorveglianza di un medico del servizio ostetrico ginecologico cui è demandata la corretta informazione sull’utilizzo del medicinale, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative e sui rischi connessi", oltre all’attento monitoraggio "per ridurre al minimo le reazioni avverse segnalate, quali emorragie, infezioni ed eventi fatali".

La confezione da una compressa da 200 mg avrà un prezzo ex factory (cioè alla casa produttrice) di 20 euro, al pubblico di 33,01 euro. Quella da tre compresse costerà ex factory 66 euro, 99,02 euro al pubblico. Si chiude così una lunga querelle iniziata diversi anni fa e conclusa formalmente con la decisione dell’Aifa di non modificare la delibera del 30 luglio scorso che autorizzava l’immissione in commercio della pillola, malgrado la richiesta del ministro Sacconi di ulteriori precisazioni circa la necessità del ricovero ospedaliero.