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Ruini parla di Dio al tempo del Coronavirus: che scandalo!

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Nelle trasmissioni della tv pubblica tanto spazio è stato riservato alla secolarizzazione dell’emergenza: appelli di cantanti, attori, spazio ai flash mob. Il sacro pareva monopolio di Don Matteo: con tutta la considerazione per Frassica e Terence Hill, ma non è abbastanza. Così, quando qualche giorno fa, alle nove di sera, il Cardinal Ruini è apparso nello schermo (Tg2 Post) la sua immagine, e ancor più la sua parola, hanno creato una sensazione di stupore. Fragile nel corpo, fuori contesto nella trasmissione, fortissimo e chiarissimo nell’argomentare. A tal punto che l’Occidentale ha deciso di riportare il testo dell’intervista incentrata su Dio al tempo del coronavirus: per molti uno scandalo!

Domanda: In questo momento l’Italia sembra essere stata colpita da uno tsunami che sta travolgendo tutti. Tuttavia, sembra che il nostro Paese stia riscoprendo dei piccoli tesori che sono nascosti all’interno delle nostre case. È così?

Risposta: Sì, questo momento veramente tragico sta facendo riscoprire il nostro rapporto con Dio e la preghiera. Io lo sto vivendo così, affidandomi al Signore ed alla sua misericordia

D: Come possiamo fare affinché questo momento drammatico possa trasformarsi in una risorsa e in una riscoperta della nostra umanità e dei nostri sentimenti?

R: Io credo che questo momento ci spinga alla solidarietà. Tutti comprendiamo di essere sulla stessa barca, che dobbiamo cercare di aiutarci l’uno con l’altro perché questa è una questione di vita o di morte. Di nuovo, la fede può esserci di grande aiuto perché ci dice che siamo tutti fratelli, figli di un unico Padre che veglia su di noi. Dobbiamo credere di non essere soli non solo perché ci sono altre persone nella nostra stessa situazione, ma anche perché Dio non ci abbandona.

D: Molti fedeli sono disorientati in quanto non possono, per evitare contagi, incontrare Dio in chiesa. Quale conforto si può dare a chi non riesce a vivere la sua fede nelle chiese?

R: Credo che possiamo trovare Dio nella nostra coscienza. Gesù stesso ha detto: “quando preghi, chiuditi nella tua camera e prega!”. Le circostanze esterne sono importanti, ma ciò che più conta è il rapporto interiore con Dio. Vorrei sottolineare l’importanza del non perdere la fiducia perché, se è vero che fino a questo momento il Coronavirus ci ha sconfitto, l’uomo riuscirà a vincere attraverso la solidarietà reciproca ma anche attraverso il suo ingegno, il quale viene da Dio e ci farà trovare il rimedio contro questo virus. Non so quando accadrà, ma sono convinto che supereremo anche il Coronavirus e dobbiamo chiedere al Signore di farci impiegare al meglio le capacità che ci ha dato.

D: Abbiamo visto le immagini di Papa Francesco per le strade deserte di Roma. Oggi ha rilasciato un’intervista di Repubblica in cui ha esortato tutti a “non sprecare questi giorni difficili”, riscoprendo la concretezza delle piccole cose. Come si può fare, secondo lei?

R: Questi giorni ci aprono dei nuovi spazi. Chiusi in casa e dovendo rinunciare alle solite attività, abbiamo più tempo per dedicarci alle altre cose e una di queste, certamente, è riscoprire i nostri rapporti reciproci (come le amicizie, i nostri affetti, i valori che ci tengono uniti) e, come dicevo prima, nella stessa linea va la riscoperta del nostro rapporto con il Signore. Così possiamo dare un valore a tutto ciò che dobbiamo subire per rispettare le regole e per combattere il Coronavirus. Vorrei aggiungere che, come ha detto Papa Francesco, ciascuno di noi cerchi di fare quanto più gli è possibile. Ciascuno di noi sappia che ha una quota di responsabilità dato che ogni uomo è libero e responsabile: dobbiamo essere consapevoli di questo e non lasciarci andare. Purtroppo, ci sono anche degli esempi negativi di persone che approfittano per lucrare sul disastro ed accumulare qualche vantaggio personale ed economico ma, di fronte a questo, ci sono tante testimonianze positive come quelle rappresentate da medici ed infermieri. Siamo persone libere, possiamo decidere consapevolmente di usare bene tutte le risorse che abbiamo anche nel senso della solidarietà e dell’aiuto a chi ha più bisogno di noi.

D: Molte persone ci lasciano a causa di questo virus ed è molto triste che se ne vadano in solitudine e non c’è neanche la possibilità di svolgere i loro funerali, come avviene a Bergamo e Brescia…

R: Questo è molto triste, non poter essere vicini ai propri cari che ci lasciano. Speriamo che i medici e gli infermieri dicano loro una buona parola, che attraverso di loro i pazienti sentano che non sono abbandonati. Soprattutto, vorrei pregare il Signore affinché faccia sentire loro che Lui gli è vicino, che li aspetta come il padre aspetta il proprio figlio che torna a casa nella parabola del figliol prodigo e come Abramo aspettava il povero Lazzaro che moriva.

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