Russia, dal disastro della centrale idroelettrica alle difficoltà economiche

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Russia, dal disastro della centrale idroelettrica alle difficoltà economiche

28 Agosto 2009

Mentre mi trovavo, come molti, in ferie, ho letto del disastro avvenuto presso la più grande centrale idroelettrica russa, una delle più grandi al mondo. Non sono rimasto molto sorpreso dell’accaduto, visto lo stato catastrofico delle infrastrutture in Russia; mi aspettavo solo che sarebbe capitato a qualche diga di modeste dimensioni e non a quella centrale, che essendo di maggiore grandezza avrebbe dovuto essere conservata in stato di maggiore efficienza. Ma la Russia riesce ancora a sorprendermi, stranamente quasi solo in negativo.

L’associazione che mi è venuta automaticamente da fare, letta la notizia, è stata con il budget 2010 del paese, approvato a fine luglio. Anche quello mi aveva un poco sorpreso e, come vorrei spiegarvi, si collega al disastro in maniera indiretta.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica e dei regimi dell’est, pensavo che non avrei più dovuto vedere un budget simile approvato dal governo di Mosca. Ai bei tempi dell’U.R.S.S. e del muro di Berlino, divenne a un certo punto impossibile, data l’inefficienza spaventosa del sistema economico, continuare a far crescere il livello di vita della popolazione. E questo mentre in Europa occidentale i salari continuavano ad aumentare inarrestabilmente. Fu quindi deciso, pur di aumentare i salari in maniera artificiosa, di tagliare nettamente le spese in infrastrutture e sviluppo tecnologico.

Dopo qualche hanno ci si ritrovò daccapo e in una situazione ancora più difficile. Si pensò allora di indebitarsi verso l’Occidente (anche l’Italia prestò soldi ai sovietici, detto per inciso) per tenere in piedi la baracca e non finire appesi ai lampioni come a Budapest nel 1956. L’esito finale non poteva che essere il tracollo di paesi privi di infrastrutture moderne, tecnologicamente arretrati di decenni e pieni di debiti fino alle orecchie.

E arriviamo al budget russo 2010, quello che personalmente definirei “sovietico”. Ogni budget dell’era Putin si è sempre contraddistinto per un aumento significativo delle spese rispetto al precedente. Anche quello per il 2009 prevedeva un aumento delle spese, nonostante un calo del 35% delle entrate, portando a un deficit del 9,3% del Pil russo (ultime previsioni in mio possesso).

Chiaramente non era possibile pensare a un altro aumento delle spese in quelle condizioni, pertanto le spese sono state congelate allo stesso livello, che è del 50% superiore alle entrate. Viene poi previsto un rapporto deficit/Pil del 7,5% in base a stime “prudenti” e che, personalmente, ritengo un po’ ottimiste.

L’andamento delle spese però varia da settore a settore. Da tempo gli economisti chiedono di investire nei settori sanità e istruzione, che stanno andando in malora, ma il governo preferisce orientarsi verso la massiccia distribuzione di soldi direttamente ai cittadini, per riempire la pancia ed eliminare sul nascere sacche di scontento e ribellione.

Putin non sembra avere idee per combattere la crisi, il cui superamento è rimesso alla ripresa dei prezzi di petrolio e gas, e per non perdere consensi non intende tagliare le spese “sociali”. La conseguenza è un aumento del 50% del costo del sistema pensionistico, mentre le casse dello stato sono semivuote… Per trovare queste somme, destinate a finanziare queste misure di carattere “populista”, vengono nettamente tagliate le spese in infrastrutture, come le centrali idroelettriche, e ricerca.

In compenso le spese militari non subiscono ridimensionamenti, nella rincorsa allo status perduto di grande potenza.

Si tratta di un suicidio economico, a dispetto del quale Putin e compagni pensano di mantenere il potere per molti altri anni ancora (almeno così credono loro). Intanto, le riserve accumulate negli anni delle vacche grasse si vanno sempre più assottigliando, tanto che il ministro delle finanze Kudrin prevede che nel 2010 si accederà a prestiti internazionali e che lo stesso si dovrà fare almeno fino al 2012.

Il problema non è solo nel debito pubblico, ma sta soprattutto nel fatto diversi colossi economici russi sono molto indebitati ed è lo stato a coprirli con le sue garanzie. Sommando il debito dei privati garantito dallo stato e i prestiti a cui si pensa di accedere nei prossimi anni, si arriva a cifre colossali e difficilmente sostenibili.

Sembra un film già visto e, senza colpi di scena, il finale già possiamo immaginarlo…