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Saldi, scatta lo shopping. 229 euro in meno per ogni famiglia italiana

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Luglio, tempo di saldi. Tanto attesi dalle famiglie che fanno i conti al centesimo, e tanto attesi dai commercianti, che sperano di risollevare gli introiti di quest’estate cominciata molto tardi. Confcommercio ha diffuso una tabella di previsione delle spese che effettueranno gli italiani, in rapporto ai dati degli scorsi anni. Li ha illustrati a tempi.it il direttore dell’Ufficio studi Confcommercio, Mariano Bella.

Quali sono le previsioni per questi saldi estivi 2013?
La stagione che sta per aprirsi va considerata meno negativa rispetto agli ultimi anni. Siamo ovviamente molto lontani dai fasti di certi periodi passati, ma non potrebbe che essere altrimenti visto che i redditi degli italiani sono fermi. Quindi i saldi non possono rappresentare un’eccezione, ma si conformano al risparmio generale in atto da tempo dalle famiglie. Ma rispetto alle cadute forti, che si hanno avuto dal 2010 in poi, possiamo dirci speranzosi. Ogni italiano acquisterà pro capite 99 euro di prodotti, per un totale di spesa per famiglia di 229 euro. Il totale complessivo degli acquisti ammonterà a 3,6 miliardi di euro. Nel 2010 la cifra individuale era stata di 117 euro, per un t0tale di spesa famigliare di 282 euro, e un incasso globale di 4,2 miliardi di euro. La caduta vera di spesa è stata registrata nel 2012, quando si è passati dai 274 euro a famiglia ai 248 euro. Quindi questo 2013 non è in risalita, ma nemmeno in discesa.

In molte città i negozi rimarranno aperti anche d’agosto. Servirà?
Dal 2007 a oggi, è stato calcolato che gli italiani guadagnano 2600 euro l’anno in meno, quindi è chiaro perché sia diminuita la spesa, anche nei periodi più convenienti dei saldi. Quest’anno, oltre a limitare le ferie estive, crediamo che i commercianti alzeranno gli sconti ulteriormente, con la speranza di attirare più clienti. Se solitamente si effettuano saldi attorno al 28/30 per cento, ora è probabile che si punterà direttamente al 35/40 per cento. Non per guadagnare, ma per restare a galla, per coprire giusto le spese. Oltre al periodo economico negativo, ci si sono messe pure le condizioni meteorologiche temporalesche, che hanno spostato, o quasi rimandato, il picco di acquisti estivi. Che difficilmente verranno recuperati.

Quanto conta la presenza di catene di grande distribuzione sul fatturato dei piccoli negozi?

Molto, ma non si può fare una battaglia ideologica, le due realtà possono convivere pacificamente. Basta rispettare le regole. È vero purtroppo che hanno chiuso 25/30 mila negozi, e sono sopratutto a rischio i punti vendita nelle piccole-medie città, nelle cui periferie sorgono grossi centri commerciali, che rischiano di spazzare via e conformare il mercato. Comunque un sondaggio recente da Confcommercio dimostra una soddisfazione del cliente, soprattuto del target famiglia, quando si rivolge al negoziante di un punto vendita a dettaglio. Non dobbiamo quindi pensare che spariranno.

Come incideranno questi saldi estivi sugli incassi globali dell’anno?
I periodi di sconti in generale rappresentano più del 50 per cento delle vendite annue. Dei 9 miliardi stimati nel 2013, i saldi invernali sono ammontati a 5,4 miliardi di euro, mentre quelli estivi, per evidenti motivi stagionali, sono di 3,6 miliardi di euro. Meno ingenti quindi, ma pur sempre importanti.

(Tratto da Tempi.it)

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