Salvini si ricicla al Sud che non ci casca
20 Dicembre 2014
di Redazione
La Lega abbandona il verde padano e atteggiandosi a campione del web scende oltre il Garigliano. Nasce "Noi con Salvini", dove il noi sarebbero anche cittadini ed elettori meridionali, scontenti, arrabbiati o delusi dalla destra e da Grillo.
L’Alberto da Giussano si riduce alla spilletta, Bossi non è pervenuto, mentre trionfa il nuovo armamentario che poi nuovo non è su flat tax, invasioni di stranieri e made in Russia. Da parte del capo non mancano attestati di stima per il Quirinale, auspicando un nuovo presidente che "non sia servo di Bruxelles", mentre gli attacchi ad Alfano non fanno neanche più notizia.
Che prospettive ha il Salvini sudista? L’elettorato italiano oggi sembra pronto a premiare e a punire i leader con la stessa facilità: dieci punti e passa nei sondaggi come li ha presi puoi perderli, tanto più se sbarchi in zone tradizionalmente ostili puntando solo sulla comunicazione a effetto.
L’altra minaccia per il neonato movimento salvinocentrico è la classe dirigente che lo andrà a rappresentare, col rischio di imbarcare la pletora di trombati della politica che al Sud hanno spesso cercato sfogo nell’autonomismo. Lo stesso Matteo è costretto a mettere le mani avanti: "dico subito no a chi pensa di prendere un tram per salvare la poltrona".
Un elettorato mobile, storicamente avverso ai lumbard, e una classe politica che ad essere teneri appare scarsamente radicata sul territorio. Messa così l’entusiasmo della giornata di esordio scema parecchio, mentre l’ampolla padana si scolora in una grande #frittataleghista.
