La lettera

San Giuseppe: con Moscati diciamo grazie ai medici in prima linea

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19 marzo 2020. San Giuseppe, in tempo di coronavirus. Pubblichiamo di seguito la lettera che gli allievi fecero giungere a San Giuseppe Moscati per il suo onomastico, un anno prima della sua morte. E’ un omaggio a tutti i medici e gli operatori sanitari impegnati al fronte ed è anche testimonianza di come l’impegno per gli altri lascia tracce profonde che il tempo non scalfisce.

LETTERA DEGLI ASSISTENTI DI San Giuseppe Moscati PER IL SUO ONOMASTICO, UN ANNO PRIMA DELLA SUA MORTE

“Illustrissimo Professore,
intorno alla sua stimatissima cattedra – che non invecchia per continuata frequenza di eletti giovani, avidi di sapere, che l’affollano – si stringe oggi un maggior numero di scolari che anche quest’anno, nel suo onomastico, vuole distinguersi nel dimostrarle il ben meritato affetto, il ben giusto onore.

Amato professore, qualunque augurio che possiamo esprimere, è sempre assai lontano dal suo augusto merito, è sempre ben meschina cosa al suo omaggio. Ma, la gratitudine che serbiamo in no,i non mancherà mai per colui che ci ha facilitato e ci facilita le vie del sapere, nel campo difficile della medicina, insegnandoci sempre nuovi segreti dell’arte di curare le infermità dell’umana famiglia. Non mancheranno mai la nostra fedeltà, il nostro rispetto, il nostro omaggio di affezionati alunni.

Anche quando il nostro capo sarà bianco come la neve, noi verremo a visitarla in questo gior- no di s. Giuseppe, di cui ha copiato la vita, e verremo a confermarci alunni, a compiacerci con lei, a dirle ancora: “Ti vogliamo bene”; e porteremo nel passaggio d’oltre tomba, ancora l’orgoglio di aver appreso da lei quella pratica d’apostolato di beneficenza, che ci rende cari tra gli uomini, desiderati dai sofferenti, benedetti dai poveri.
Sia lieto, illustrissimo professore, di questo nostro augurio; noi lo abbiamo presentato al santo del suo caro nome e gli abbiamo detto pure altre cose, che troverà in Cielo, dove speriamo di trovarci tutti uniti, come, stretti da un solo affetto, ci sentiamo uniti in questo pellegrinaggio”

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