Sanità. Fazio: “Regioni con conti in rosso possono farcela”

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Sanità. Fazio: “Regioni con conti in rosso possono farcela”

26 Gennaio 2010

Niente sconti sui deficit, ma nonostante ciò il Sud e le Regioni con i conti sanitari in rosso possono farcela a uscire dal tunnel degli extradeficit di Asl e ospedali. "È una sfida. Ma le sfide si affrontano pensando di farcela". Lo dichiara in un’intervista al ‘Sole 24 ore’ il ministro della Salute Ferruccio Fazio, che pur dicendosi "ottimista" rileva come "la difficoltà sta nella volontà e nella mentalità di cambiamento".

Fazio indica la via da percorrere nell’esperienza portata avanti dalle Regioni "oggi virtuose, con la riqualificazione dei piccoli ospedali, il passaggio dai sistemi clientelari all’efficienza, ai controlli. Di più: gli ultimi dati ci dicono che la spesa nel 2009 è cresciuta del 2,8% contro il +5,5% del 2005. È merito dell’azione di questi anni con i piani di rientro". E per chi resta indietro? Le Regioni inadempienti rischiano più tasse, ma non solo: "Prima l’aumento delle addizionali Irpef e Irap, poi il commissariamento, quindi, col federalismo, il fallimento politico della Regione", dice Fazio secondo cui le tasse sono propedeutiche al fallimento politico. Quanto ai modelli da seguire, il ministro pensa "a una serie di indicatori da modulare con un metodo sofisticato" e non a prendere "brutalmente come base due o quattro Regioni di riferimento" per imporre modelli dall’alto.

Quanto all’invadenza della politica nella sanità, Fazio cita la legge allo studio per introdurre criteri di trasparenza e controllo nelle nomine di direttori generali e primari. E, a proposito della libera professione dei medici pubblici, sottolinea le "gravi criticità" dell’intramoenia: oggi "la normativa – dice – ha un difetto principale: tende a dire ai medici non già cosa devono fare, ma cosa non devono fare. Nessuno può essere contrario all’ipotesi che, se nell’orario di lavoro viene garantito un certo numero di prestazioni codificate, il medico poi, se vuole lavorare dentro e fuori il Ssn, lo possa fare. Ma – conclude – monitorando cosa fa anche fuori dall’ospedale".