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Sardegna. Soru lascia e per l’ opposizione la partita è aperta

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Con le dimissioni, nella tarda serata di ieri, del presidente della Regione Sardegna Renato Soru, maturate dopo la bocciatura in aula di un emendamento della giunta sull'urbanistica con i voti di parte della maggioranza, i sardi potrebbero andare alle urne a fine febbraio. Sempre che Soru non ritiri la decisione.

La naturale scadenza della consiliatura avrebbe infatti portato i cittadini a votare a giugno ma, come prevede la nuova legge statutaria regionale approvata proprio durante quest'ultima amministrazione, dopo la presentazione formale delle dimissioni (avvenuta ieri sera con una lettera al presidente del consiglio Giacomo Spassu) Soru dovrà confermare o meno in aula la decisione tra il ventesimo ed il trentesimo giorno dalla presentazione dell'atto, ovvero tra il 15 dicembre e Natale. Quindi, se dovesse di nuovo convalidare la scelta, Soru dovrà nominare un vicepresidente che indica le elezioni entro 60 giorni dalla conferma in aula.

In realtà, quindi, i giochi sono aperti: ci sono infatti venti giorni di tempo per ricucire la spaccatura tra il presidente e la 'fronda' interna alla sua maggioranza e ieri Soru, intervenendo in aula dopo il bocciamento dell'emendamento, ha infatti spiegato che "i prossimi giorni li utilizzeremo per analizzare situazione". D'altra parte, sempre ieri sera, il portavoce del Partito democratico Andrea Orlando aveva subito fatto sapere che il Pd "a tutti i suoi livelli" lavorerà "già dalle prossime ore per ricomporre il quadro" della situazione ed "evitare l'interruzione di una amministrazione che ha visto realizzarsi importanti obiettivi e che riteniamo possa portare ancora frutti positivi".

"Era importante riflettere in maniera serena e pacata sul modo migliore di proseguire i lavori oggi e in questa legislatura: è evidente - ha detto nel suo intervento - che si è mostrato un dissenso forte, in parte sul merito, sul governo del territorio, ma ancora di più mi sembra che ci sia stata una mancanza della fiducia necessaria tra un presidente della Regione e la sua maggioranza".

"Ho riflettuto, so di essere stato eletto direttamente, con la fiducia dei cittadini, ma non si può governare senza la fiducia della maggioranza in Consiglio regionale. Ancora di più - ha continuato - perché subito dopo avremmo dovuto discutere la legge finanziaria che non si può affrontare nel clima, appunto, di una fiducia interrotta oggi".

"Voglio mantenere salda la mia chiarezza - ha proseguito ancora Soru - i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me: pur nella consapevolezza del momento difficile nel mondo, in Italia e in Sardegna, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi".

All'annuncio delle dimissioni, dai banchi del centrodestra si era levato un applauso, censurato dal Presidente del Consiglio, Spissu. Il presidente della Regione ha così ripreso l'intervento: "I prossimi giorni li utilizzeremo per analizzare situazione. Capisco la gioia di chi applaude, ma è un momento difficile, non è l'ultimo giorno neppure della mia esperienza politica. Intendo andare avanti ed è per questo che prendo questa decisione. Ci saranno altri momenti per mostrare gioia e per altre considerazioni. Ora termino qui".

Intanto, come scrive oggi Il Sardegna, l'opposizione ha preso atto delle dimissioni con entusiasmo, ma le reazioni si sono presto improntate alla cautela temendo che il gesto possa rivelarsi in una mossa politica di Soru in vista delle elezioni regolari di giugno.

"Il gesto di Soru mi meraviglia, ha sempre detto che non si sarebbe mai dimesso - ha detto il segretario regionale dell'Udc Giorgio Oppi - mi sembra come un giocatore di poker che ha detto 'non vedo' e ha gettato le carte. Ma la partita non è finita". Più esplicito il capogruppo di Forza Italia in consiglio, Giorgio La Spisa, per il quale le dimissioni sono "il frutto di un cinico calcolo politico per massimizzare i risultati". Anche i Riformatori si fidano poco: il capogruppo Pierpaolo Vargiu chiede infatti che "il centrosinistra, unico responsabile di questa situazione, metta fine alla pantomima. Si sciolga subito il consiglio e si vada immediatamente alle urne".

 

 

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