Scontri al G8 università, 21 arresti in tutta Italia: fermati leader di centri sociali

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Scontri al G8 università, 21 arresti in tutta Italia: fermati leader di centri sociali

06 Luglio 2009

In tutto sono 21 i giovani arrestati per i disordini accaduti scorso maggio a Torino in occasione del G8 dell’Università, in un’operazione in corso a Torino, Padova, Bologna e Napoli. Le misure cautelari, 16 in carcere e 5 ai domiciliari, riguardano esponenti di movimenti legati all’area cosidetta antagonista dell’Onda che si sarebbero resi responsabili delle violenze accadute nel capoluogo piemontese. Vari gli arresti eseguiti a Torino e altri quattro a Bologna. Tra gli arrestati c’è anche uno dei leader del centro sociale "Insurgencia" di Napoli, già coinvolto nelle violente contestazioni all’apertura della discarica cittadina nel quartiere di Chiaiano.

Nelle scorse settimane erano già state arrestate due persone. Si tratta di Domenico Sisi, parente del sindacalista Vincenzo Sisi processato a Milano con l’accusa di far parte di un’organizzazione terroristica, e Alessandro Arrigoni, dipendente della prefettura di Milano. Entrambi avevano poi avuto l’obbligo di dimora.

Secondo quanto si è potuto sapere anche a L’Aquila è stato eseguito uno degli arresti disposti dalla Procura di Torino: Egidio Giordano, napoletano di 25 anni, è stato rintracciato dalla polizia in Abruzzo, dove sta per svolgersi il G8. Alcuni degli arrestati, ha inoltre reso noto la procura di Torino, hanno partecipato agli scontri di Vincenza, sabato scorso in occasione della manifestazione "No Dal Molin".

I reati contestati sono violenza, resistenza, lesioni, danneggiamenti in concorso aggravato. Le misure sono state emesse a seguito delle indagini condotte dalla Digos e dalla Polizia di Torino coordinate dalla direzione contrale della Polizia di prevenzione.

Immediata la reazione degli studenti dell’Onda di Roma e di Bologna. Dietro uno striscione che recita "L’Onda Perfetta non si condanna, liberi tutti", decine di studenti dell’Onda hanno occupato gli uffici del rettorato dell’Università La Sapienza di Roma per protestare contro "gli arresti degli studenti per gli scontri del G8 dell’università a Torino lo scorso maggio". "Si tratta di un’operazione preventiva – ha detto uno studente a proposito degli arresti – che è stata effettuata contro le mobilitazioni anti-G8 di questi giorni e contro l’Onda. Vogliamo una presa di posizione da parte dell’università contro questa ignobile azione, altrimenti non lasceremo il rettorato". Gli studenti hanno steso fuori dalle finestre del primo piano dell’università alcuni striscioni contro gli arresti.

Gli studenti dell’Onda e di altri Collettivi antagonisti cittadini di Bologna hanno seguito l’esempio degli studenti di Roma e hanno occupato il Rettorato di Bologna per protestare contro gli arresti di quattro ragazzi bolognesi. L’azione è stata decisa dopo una breve assemblea del Movimento e sulla scia di proteste analoghe in altre città. I ragazzi, che si sono fermati nel cortile interno dell’edificio, hanno chiesto un incontro immediato con la prorettrice Paola Monari.

Ma l’azione dimostrativa non è bastata perché, dopo circa mezz’ora, i ragazzi dell’Onda hanno lasciato il Rettorato e hanno improvvisato un corteo per le vie della zona universitaria. In circa un centinaio si sono fermati proprio sotto le due torri dove hanno incontrato almeno cinque mezzi della polizia che ha organizzato una barriera per non farli proseguire oltre. I ragazzi hanno scandito slogan chiedendo la liberazione degli arrestati. Il faccia a faccia a distanza tra studenti e polizia è durato una decina di minuti. Poi i ragazzi dell’Onda hanno fatto dietrofront e sono ritornati all’interno della Facoltà di Lettere. A poca distanza li seguiva la Digos. Intanto, per stasera, hanno indetto un’assemblea pubblica. Prima di lasciare il Rettorato alcuni di loro hanno attaccato un foglio con scritto "Chiuso per incapacità di comunicazione".

Per Paolo Ferrero, segretario del Prc "gli arresti di stanotte, che seguono le limitazioni del diritto a manifestare attuate in varie occasioni dal governo ed un clima di intimidazione in occasione delle manifestazioni, segnalano in modo pieno la strategia del governo: cerca di trasformare il confronto politico e sociale in un problema di ordine pubblico e in questo modo di circoscrivere e ridurre al minimo le espressioni del dissenso". "Il tutto – prosegue – mentre i provvedimenti del governo (a partire dal pacchetto sicurezza) violano palesemente la Costituzione e legittimano il formarsi di squadracce in ogni città. È del tutto evidente che gli arresti di stanotte sono arresti ad orologeria, tesi a criminalizzare il movimento contro il G8: si tratta di una operazione politica inaccettabile che denunciamo con forza. Per parte nostra siamo impegnati alla costruzione di un movimento di massa contro le politiche del governo e di Confindustria, a partire dalle iniziative contro il G8. Riteniamo infatti che solo la costruzione di un largo movimento di massa, non violento nei modi quanto radicale nei contenuti, possa sconfiggere il tentativo reazionario del governo e aprire la strada – conclude – ad una uscita da sinistra e democratica dalla crisi attuale".

Una chiara minaccia giunge da Luca Casarini, leader del centro sociale "Pedro" di Padova, che ha affermato: "Chiunque ci sia dietro pagherà molto caro quello che sta succedendo. Pagheranno molto caro quello che stanno facendo ai nostri compagni". Per Cesarini, dietro quanto accaduto "c’è la mano dei servizi segreti italiani: non siamo disposti ad accettare questo tipo di imposizioni e di vergogne nazionali". "Max Gallop, il leader del centro sociale Pedro di Padova, arrestato, deve tornare ad essere punto di riferimento peer chi non ha mai abbassato la testa. Se credono di intimorirci si sbagliano di grosso. Non ci faremo stringere nella morsa del terrore", ha aggiunto il leader dei disobbedienti.